Le modalità  di pagamento di un lavoro dicono molto, anzi moltissimo dei committenti. Mostrano quale sia il livello di rispetto della professionalità  messa a disposizione se non addirittura la conoscenza stessa di ciò che si va comprando.

àˆ il caso di chi fa sapere ai suoi collaboratori che non accetterà  fatture con IVA a esigibilità  differità  (mi sono stati segnalati almeno tre casi, finora) e che se dovesse vedere arrivare fatture del genere cambierà  i suoi rapporti con il collaboratore (!!!) [dei veri animali, direi] oppure di chi neppure si cura di scrivere assolute fesserie negli annunci di lavoro.

Per esempio, perché un editore dovrebbe pagare un giornalista a provvigioni? Si veda questo capolavoro pubblicato da Manpower:

manpower_giornalista

Da tempo seguo le vicende di oDesk e credo sia arrivato il momento di segnalarlo. Giorni fa mi è stato indicato anche da Alberto, che sa riconoscere novità  e valore in Rete. Che cosa fa oDesk? In sintesi è un moderno broker di lavoro rivolto ai freelance di tutto il mondo, che opera grazie a un evoluto sistema Web based di gestione dell’intermediazione (inclusi i pagamenti!).

odeskFin qui nulla di nuovo, anche se a onor del vero il sistema appare fin da subito estremamente funzionale, con spazi per portfolio, endorsment, tracking delle ore lavorate ecc. L’interessante, e direi quasi rivoluzionario, tuttavia, è l’impiego di un importante fondo di garanzia per pagare il lavoro intermediato. Questo supporto finanziario consente – cosa non da poco – di evitare scocciature, come recita la prima voce del Manifesto di oDesk. Questa è una delle chiavi del successo del servizio: la certezza del payroll.

E’ un modello interessante, da tenere sotto osservazione, proprio perché uno dei nodi del lavoro autonomo resta la scarsa forza nella contrattazione collettiva. Ma può un broker online ridare forza ai freelance o aggrava ulteriormente il mark-up degli intermediari? E’ tipico dei lavoratori indipendenti trovarsi di fronte a trade-off nelle proprie scelte, ma in questo caso il modello è realmente tutto da scoprire: non c’è soltanto la certezza del compenso contro la sua (eventuale) riduzione, ma la libertà  di muoversi da soli sul mercato contro una riconoscibilità  collettiva. Che cosa conviene? E a chi?

P.S. Per chi non volesse sperimentare il servizio (che rimane uno dei tanti canali di networking per un freelance e vincola comunque in alcuni casi – per avere garanzie sui pagamenti – a dimostrare di avere lavorato a un progetto connettendosi al sistema), c’è anche un interessantissimo blog. Per freelance, ovviamente.

La nuova sede ACTAIn Via Menabrea 33 (quarto piano) a Milano. Qui, nei miei locali, che dividerò con l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato.

Lavoratori autonomi, freelance, simpatizzanti, amici. Se avete voglia di passare di qui si incomincia alle 18.30.

P.S. Dimenticavo, non c’è un “catering ufficiale”, ogni ospite è ben accetto, ma se porta qualche liquido, “zuccheri” o altro avrà  in uso la poltrona presidenziale per qualche ora.