Coalizione GenerazionaleRicevo l’invito da Anna e volentieri segnalo a tutti voi [visto che non si sovrappone :-) con la presentazione del libro “Ceti medi senza futuro?” di Sergio Bologna a Milano, a cui partecipo] questa bella iniziativa per discutere pubblicamente, a Roma, le difficoltà  delle generazioni under 35. Organizzata da Coalizione Generazionale:

A.A.A. SPERANZA DI FUTURO OFFRESI
Immaginare un buon domani per i giovani italiani è ancora possibile?

Introducono
– Luca Bolognini, portavoce nazionale di Coalizione Generazionale;
– Carlotta Bernabei, portavoce CG-35 Lazio;
Discussant
Angela Padrone, giornalista Il Messaggero e autrice de Precari e Contenti;
– Francesco Delzio, direttore Giovani Confindustria e autore di Generazione Tuareg;
– Michel Martone, docente universitario giuslavorista under-35;
– Federico Mello, ideatore di GenerazioneBlog.it e autore di L’Italia spiegata a mio nonno;
Coordina
– Giuliano Gennaio, Comitato Nazionale di Coalizione Generazionale.

GIOVEDI’ 13 DICEMBRE 2007 – ore 17.00
Facoltà  di Sc. Politiche “La Sapienza” – Dip. di Teoria Economica AULA A – Piazzale Aldo Moro 5 – ROMA

52 Jobs 52 Weeks 

Spettacolare rovesciamento delle parti e delle finalità  legate alla ricerca di un lavoro: Sean accetta impieghi soltanto di una settimana; non vuole compensi, ma li dona in beneficenza; desidera fare esperienza soltanto cambiando lavoro; è lui che offre visibilità  alle imprese che lo assumono (!) e non viceversa.

Questa è la filosofia alla base del progetto ONE WEEK JOB. Ci sono anche un blog e filmati. Sono previste 52 settimane in 52 posti diversi.

L’intuizione mi pare geniale, forse un po’ troppo ostentata. Fare diventare la precarietà  uno show è come chiedere a Epifani di presentare Sanremo, ma Sean ci riesce abbastanza bene, direi. La carriera? Può attendere, ovviamente. Meglio capire che cosa significa fare il panettiere, il designer di magliette, l’istruttore di free climbing ecc.

E’ la sfida dei prossimi anni, non c’è dubbio. Il sistema fordista scricchiola anche nelle grandi imprese, in alcuni contesti è ampiamente superato. I sindacati non sanno che pesci pigliare per acciuffare questo settore produttivo fatto da microimprese [su 400mila imprese dell’area milanese il 92% ha meno di 9 addetti] e da singoli lavoratori autonomi. Avete mai sentito in bocca a un sindacalista la parola “Web Designer”? Non è un caso che Cgil, Cisl e Uil stiano perdendo iscritti nel mondo delle Tlc…

Una riprova di questa distanza si ha nell’articolo di oggi pubblicato sul Sole 24 Ore “L’affanno del capitalismo molecolare“. Afferma Onorio Rosati, segretario della Camera del Lavoro di Milano: “Non riusciamo più a intercettare una platea troppo varia: un’empasse superabile con la riforma della contrattazione“.  Come fare? Dice Rosati: 1) irrobustire la contrattazione integrativa là  dove la Cgil è presente; 2) entrare nelle imprese dove la Cgil non c’è; 3) alleggerire il rapporto fisco-salario.

A me pare non abbia capito nulla di quelle imprese (il 43% in Italia) fatte da una media di 2,7 persone. Le molecole più piccole (autonomi, precari, atipici e via discorrendo) hanno bisogno di strumenti di finanziamento, assistenza per periodi di difficoltà , formazione (o “crediti” per questa attività  svolta sempre in autonomia!), agevolazioni fiscali per controbilanciare il rischio maggiore, rappresentanza [vera] sui temi previdenziali, servizi di supporto alla famiglia, legislazioni che non li equiparino più ai lavoratori subordinati.

Il sindacato tradizionale non è in grado di fare questo oggi.