In questi giorni ho seguito qui e là  la vicenda Luttazzi, sulla quale, tra gli altri, si è espresso anche Aldo Grasso. Senza entrare nel merito della questione giusto/sbagliato (che lascio agli amici degli amici degli amici..), mi ha colpito questa frase del critico del Corriere della Sera:

[…] si aggiunge un vizio tipicamente italiano, da basso impero, la mancanza di etica aziendale, di spirito di appartenenza: non si attaccano le persone con cui si lavora. Non prima almeno di aver dato le dimissioni.

Continua a leggere

Ho fatto il test TAI (Test di Attitudine Imprenditoriale) che in sintesi si trova anche in questo documento Word. Risulto avere un’alta attidudine imprenditoriale e “spiccate doti di leadership e una forte attitudine a organizzare e dirigere il lavoro degli altri“, oltre a essere “assolutamente attratto da tutto ciò che è innovativo e convinto che un problema ha sempre più di una soluzione“. Stando al test, provo “soddisfazione nel tentare di individuare nuove soluzioni ai problemi“.

Sarà … oggi, in verità , mi sento molto molto provato. Capirò nei prossimi giorni che cosa fare della mia “alta attitudine”. Un partita Iva ce l’ho, però per favore, non chiamatemi “ditta individuale”.

Fare il freelance, il lavoratore autonomo, l’indipendente, il consulente (fate voi per la dizione esatta…) significa essere apolidi. Non avere cioè un territorio di riferimento. Oggi, per esempio, è festa a Milano. Io vivo a Milano e sono un lavoratore, ma non ho alcun potere di imporre ai miei clienti che stanno a Roma e a Lodi una mia “festività “. Credo che questo accada anche il 29 giugno a chi vive e lavora a Roma, il 24 giugno a Torino ecc.

San Dario è il 19 dicembre. Potrei mettermi a riposo quel giorno…