Un evento che ho avuto il piacere di costruire insieme all’Associazione sindacale dei Notai della Lombardia, che hanno finalmente deciso di uscire dal guscio e proporsi con una iniziativa rivolta alle associazioni del Terzo settore, di Enti e Istituzioni che si occupano dell’integrazione degli stranieri. Qui la notizia: “I notai della Lombardia per gli immigrati“.

Migranti, Diritto e Mediazione

Appuntamento oggi (Invito e Programma). Ore 14:30 all’Unione del Commercio, P.ta Venezia – MILANO.

Di seguito lascio alcuni materiali, nel caso vogliate approfondire:
1) Dati statistici forniti da ISMU (da “Rapporto Migranti 2008”);
2) Una presentazione di ISMU;
3) La relazione di Patrizia Madoni di ASL Città  di Milano;
4) Un abstract dell’intervento di Anna Maria Crotti dell’Ufficio Regionale Scolastico;
5) Un documento di scenario su “Notai e stranieri” dell’Associazione sindacale dei Notai della Lombardia;
6) Un abstract della relazione del notaio Eliana Morandi [che consiglio!];
7) Un documento della Caritas dedicato alle attività  rivolte agli stranieri.

P.S. Per chi volesse avere maggiori dati sugli stranieri in Italia c’è anche il Rapporto CNEL, pubblicato venerdì 7 marzo (qui uno ZIP con due documenti di sintesi).

Che te ne fai dei tuoi fottuti caschi, scarponi, cinture, occhiali, della tua fottuta segnaletica quando devi scaricare da una nave 37 container all’ora e invece di otto ore ne devi lavorare dodici, perché senza gli straordinari non arrivi a fine mese?

Misure legislative, azione repressiva della magistratura, diavoleria dell’antinfortunistica €” tutta roba inutile. Bisogna rovesciare i rapporti sociali che hanno creato questa infame e incivile condizione del lavoro oggi in Italia, per cui sui più deboli economicamente si è scaricato non solo tutto il rischio fisico ma anche tutta la responsabilità  civile e penale del medesimo. Non è un caso, è la riprova di quanto sto dicendo, che sia a Genova che a Molfetta la colpa degli incidenti è stata attribuita o alle vittime (“non hanno indossato le mascherine”) o ai compagni delle vittime.

Also sparch Sergio Bologna. (via Chainworkers 3.0)

La questione del merito e del talento stanno entrando nella campagna elettorale. Casini, per esempio, o Veltroni ne hanno fatto un cavallo di battaglia usando i soliti generalismi validi per tutte le stagioni: “Va premiato il merito…“, “I migliori devono emergere…“, “Dobbiamo evitare che i cervelli fuggano all’estero…” [a proposito, in bocca al lupo a Giulio Marini] e avanti con la solita fuffa. Non è difficile leggere la volontà  di cavalcare il malcontento individuale di molti lavoratori, studenti, ricercatori che non vedono riconosciute le proprie qualità .

Trasposto sul piano del mercato del lavoro e della mobilità  significa passaparola, raccomandazioni e via andare, un argomento sul quale si ritorna periodicamente ogni tre mesi. (Per esempio oggi W. Passerini con “Troppe spintarelle per trovare un posto“).

Rovesciamo la logica con cui si affronta il tema, per una buona volta. Nessuno ha voglia di rispondere a una semplice domanda: “Ma chi dovrebbe giudicarli questi talenti? Chi è in grado? Siamo veramente capaci di capire chi ha valore?“. Se ci si affida alla raccomandazione, se i migliori scappano, se restano in un angolo ecc. significa che in qualità  di selezionatori siamo degli incapaci. Caproni che esercitano soltanto un potere vuoto. Siamo noi che non ci esponiano al rischio e che dovremmo andare all’estero a formarci su come valutare al meglio le persone.

Onde evitare generalismi, l’ultima volta che hai selezionato una persona, che criterio hai usato (sì dico proprio a te)?