Qualche rapida segnalazione sul tema delle bacheche aziendali o istituzionali. Luogo di scambio di informazioni o di spazio di protesta? Su OneMoreBlog, Mario segnala il caso di un “messagio indesiderato” apparso negli spazi pubblici dell’Università  di Torino. Rappresentanti di Comunione e Liberazione che manifestavano lo sconcerto per la discussione sui Pacs (chissà  che diamine c’entra la bacheca di lavoro).

Via Salgalaluna, blog di Lorenzo Cassata [che segnalo anche perché raccoglie dei gran bei link sul mondo del lavoro], sono arrivato anch’io a notare il fatto che sul Forum predisposto dal Dipartimento della Funzione pubblica sul tema del lavoro nella PA i dipendenti delle nostre amministrazioni non parlino d’altro che della sanatoria per i lavoratori precari.

C’è invece chi la bacheca la considera un supporto di lavoro individuale per sostituire le e-mail impersonali. L’impressione confrontando i tre casi è che più aumenti la vicinanza del supporto di discussione, maggiore sia la possibilità  di manipolarlo per veicolare informazioni utili allo svolgimento del lavoro. Più diventa impersonale il mezzo, invece, più ideologica si fa la discussione appesa in bacheca.

Questo è giornalismo che mi piace. Segnala Idraulico Polacco la messa in onda via Web di questo filmato [rilasciato con licenza CC] realizzato da Senza Media e Marea che rappresenta l’epilogo della vicenda (raccontata dal Manifesto e da Repubblica.it) relativa alla mamma licenziata alla società  FAIP perché si prendeva mezz’ora in pausa pranzo per recuperare la figlia a scuola.

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La fine della storia? Interventi dei sindacati [please, notate il differente approccio degli uomini e delle donne..] e due udienze per un nulla di fatto. La madre è stata reintegrata, ma avrà  tempo un mese per trovare una soluzione per le proprie esigenze familiari. Questi i commenti dei CUB e Cisl.