Tempi duri anche per i selezionatori, se, come riporta Reuters, secondo CareerBuilder.com, questi sono le dieci reali peggiori scelte di candidati che hanno avuto la malsana idea di presentarsi per un posto di lavoro:

1) rispondere al cellulare durante il colloquio e chiedere al selezionatore di lasciare l’ufficio perchè si trattava di una conversazione privata;
2) dichiarare durante la selezione che a ogni modo non si ha l’intenzione di lavorare per molto perchè sta per arrivare l’eredità  di uno zio che al momento non sta benissimo;
3) chiedere un passaggio a casa dopo il colloquio;
4) annusarsi le ascelle entrando nell’ufficio del selezionatore;
5) dichiarare di non potere fornire prove della propria capacità  di scrittura perché finora ogni testo scritto per la CIA è stato secretato;
6) raccontare di essere stato licenziato dal precedente lavoro per aver picchiato il capo;
7) rifutare cibo offerto prima dell’intervista dal selezionatore dicendo di volere evitare di ingozzarsi prima uscire a ubriacarsi;
8) tirare l’acqua del bagno durante un colloquio telefonico;
9) pettinarsi durante l’intervista.

E aggiungerei questa tipologia di colloquio, che oramai ha fatto scuola:

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Che te ne fai dei tuoi fottuti caschi, scarponi, cinture, occhiali, della tua fottuta segnaletica quando devi scaricare da una nave 37 container all’ora e invece di otto ore ne devi lavorare dodici, perché senza gli straordinari non arrivi a fine mese?

Misure legislative, azione repressiva della magistratura, diavoleria dell’antinfortunistica €” tutta roba inutile. Bisogna rovesciare i rapporti sociali che hanno creato questa infame e incivile condizione del lavoro oggi in Italia, per cui sui più deboli economicamente si è scaricato non solo tutto il rischio fisico ma anche tutta la responsabilità  civile e penale del medesimo. Non è un caso, è la riprova di quanto sto dicendo, che sia a Genova che a Molfetta la colpa degli incidenti è stata attribuita o alle vittime (“non hanno indossato le mascherine”) o ai compagni delle vittime.

Also sparch Sergio Bologna. (via Chainworkers 3.0)

Non è casuale che nei maggiori momenti di transizione, come quello attuale, in cui sembra che qualcosa nell’approccio politico al potere si stia muovendo (cambiando?), il tema della donna e del lavoro si rimesso al centro.

Segnalo tre fonti importanti per chi volesse approfondirlo. La prima è il decreto legislativo di recepimento della Direttiva comunitaria 2006/54/CE concernente l’attuazione del principio delle pari opportunità  fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego (il sito del Governo offre altri link di approfondimento).Uffy e Flokr Lo ha varato il Consiglio dei Ministri il 27 febbraio scorso. C’è poi la raccolta di materiale diffuso da ADAPT dal titolo “Occupazione femminile, una leva per la competitività ” (.PDF), curata da F. Kostoris, A. Servidori, M. Bettoni, che comprende anche un contributo di Tito Boeri.

Infine c’è il Rapporto “Donne & Lavoro” del Sole 24 Ore (che ha in programma anche un forum sul tema). Nel dossier pubblicato oggi (qui un file .PDF con gli articoli) c’è anche il contributo di Alberto Alesina e Andrea Ichino, da tempo sostenitori di incentivi fiscali per le donne, al quale ha ribattuto di recente su Voxeu.org Gilles Saint-Paul con l’articolo “Against gender based taxation“.

P.S. Rosanna ha dedicato un post per discutere apertamente del tema su JobTalk, nell’area JobDonne. Su, esprimiti.