Strano che per essere indipendenti sia necessario avere un buon network. E che per esercitare un’attività  in autonomia sia indispensabile trovare tutele di gruppo. Eppure in un mercato che libera sempre più risorse verso il mondo freelance – e questo è ancora più vero nell’ambito della comunicazione, dove le multinazinali, gli editori e le grandi agenzie sono sempre meno impegnate in prima linea, ma svolgono routinarie attività  di accounting e mark-up, lasciando la creatività  ai piccoli agglomerati indipendenti – in un mercato così, trovare una rete di coworker virtuali è un’esigenza concreta e sana, che può contribuire a determinare regole non scritte e portare avanti  azioni che soltanto insieme possono trovare risposta, per esempio sul fronte delle tutele generali del Welfare State o della condivisione di strumenti, informazioni, attività  di formazione e servizi.

I-Network

Per questo sono contento che abbia finalmente preso vita il nuovo (drupal)sito di I-Network, realizzato da Elisa Marras. Già  attivi su LinkedIN, i creativi ora sono presenti anche qui.

Indipendenti italiani del mondo della comunicazione tenete d’occhio questa inziativa, seguitela! Meglio se da vicino (o da dentro..), comunque seguitela.

Avendo conosciuto i responsabili (Elisa, Rinaldo e Dilva) in occasione dei seminari ACTA su come farsi pagare da freelance posso dire che si tratta di persone affidabili che portano avanti un principio intelligente, sintetizzato nel loro Manifesto così:

Meglio In Network, che solo Indipendenti!

In bocca al lupo all’iniziativa.

I primi effetti dell’amministrazione Obama sul mercato del lavoro si stanno registrando in relazione alla cosiddetta green economy. I 300 milioni di dollari stanziati per programmi legati all’acqua e i 150 per quelli legati all’energia hanno messo in moto una lunga catena che arriva come sempre fino a Internet dove stanno nascendo i portali di recruiting online dedicati proprio a questo segmento.

GoingGreenJobs.com

GoingGreenJobs.com

Contemporaneamente le sfide ambientali italiane, che il recente terremoto in Abruzzo ci hanno ricordato in prima pagina per lungo tempo, sono l’ennesima occasione per il nostro Presidente del Consiglio, in conferenza stampa ieri, di raccontare al Paese quanti fiori e piante il Governo ha seminato da qualche parte in vista del G8. Vista l’innata “passione ambientale”, Berlusconi ha voluto snocciolare i numerosi dati sulla flora governativa come il più affabile dei giardinieri. Poi candidamente ha ammesso: “…forse interessa solo me…”. Intanto l’occupazione cala.

Dall’Europa ci fanno sapere che è arrivato il momento di mettere a registro l’età  pensionabile delle donne e che:

Italy had the highest public pension spending of OECD countries… Legislated changes that would have increased the pension age and reduced benefits to reflect increased life expectancy have been postponed…

Chi fosse interessato alla  questione c’è un’ampia disponibilità  in Rete di materiali sul tema delle pensioni, a partire dal Rapporto OECD (qui il Summary in italiano) o dalla piccata replica di noiseFromAmeriKa a un articolo di La Repubblica. Basta cercare su Google News le voci “donna + pensioni” per capire quanto caldo sia il tema.

Per discuterne con i rappresentanti della politica ACTA ha organizzato invece un incontro specifico dal titolo “Età  pensionabile e nuovo welfare” (lunedì 25 , ore 9:00 a Milano, via Melloni 3), dove porterà  la proposta Età  pensionabile delle donne e riconoscimento del lavoro di cura”, una proposta di riforma a cura di Marina Piazza, Anna M. Ponzellini e Anna Soru. La formula indicata vuole rispondere direttamente a una cultura imperante nel nostro Paese secondo la quale le donne debbano “lavorare con pochissimi aiuti fintanto che si hanno i bambini piccoli e smettano di lavorare abbastanza presto per potersi occupare degli anziani o per fare le nonne, surrogando le notevoli carenze dei nostri servizi all’infanzia e non solo“. Perché continuare su questa via, assurda?

La proposta, ben strutturata, che verrà  discussa da Pietro Ichino, Giuliano Cazzola e altri, chiede:

  • lo spostamento graduale di un paio d’anni dell’età  minima per il pensionamento femminile, all’interno di una manovra di reintroduzione del pensionamento flessibile per tutti;
  • il contemporaneo riequilibrio del sistema di welfare tra produzione e riproduzione, che stabilisca cioè che i diritti sociali possano derivare oltre che dal lavoro retribuito anche dal lavoro di cura.

Se ci pensate il concetto è semplice: visto che si offre un servizio sociale come “caregiver” è giusto che questo impegno sia ricompensato, come avviene in Olanda, Germania, Francia, Austria e nei Paesi scandinavi. La proposta (e qui mi si è allargato il cuore) dice “senza distinzione tra uomini e donne“.Continua a leggere