Non bastava Bortolussi delle CGIA di Mestre a portate il valore della statistica così in basso, scrivendo di tutto e di più del lavoro autonomo, adesso arriva anche il sindacalista improvvisato delle partite IVA, Luca Casarini.
L’impresa di trattare con le imprese
Freelance di tutto il Web unitevi! Martedì 17 si parla ancora delle difficoltà che abbiamo nelle relazioni con le imprese, ma sarà anche una buona occasione per incontrarci. La sala è già piuttosto affollata, ma ti teniamo un posto! L’ingresso è libero, ovviamente. Ci saranno le voci dei giornalisti freelance, dei creativi e dei professionisti autonomi.
L’occasione sono i seminari del Ciclo “Lavorare. A che prezzo?” promossi da ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) e I-NETWORK (Indipendenti Network). Questa nuova puntata (qui la precedente) verte sull’importanza di trovare metodo, equilibrio e incisività nella contrattazione economica del lavoro intellettuale. Se vuoi portare la tua esperienza sei il benvenuto!

SEMINARIO
Negoziare contro Golia. L’uso proporzionato della forza nella contrattazione del lavoro autonomo.
Chi parla? GIANGUIDO SAVERI, art director indipendente; SIMONA FOSSATI, giornalista, USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance); ENRICA POLTRONIERI, consulente ed esperta di negoziazione, ACTA.
Quando. Martedì 17 novembre 2009, ore 18,15 €” ingresso libero. Dove: Sala Eff&Ci di Via Luisa Sanfelice 3, Milano.
Se siete giornalisti e vi serve un Press KIT (.PDF), eccovi accontentati. Per info, scrivetemi pure.
Granito, intemperie e stage per laureati
Del Rapporto 2009 “Domanda di Lavoro e Retribuzioni nelle Imprese Italiane“, prodotto da Unioncamere e OD&M Consulting e presentato giovedì scorso, si è sentito poco parlare sui media (forse per la scomoda contestazione che Banca d’Italia ha rivolto al metodo di analisi di OD&M). Eppure lo studio è piuttosto ricco di spunti tecnici e di riflessione. In particolare sulla questione dei giovani.
Come ha sostenuto il professor Dell’Aringa il Rapporto scatta una fotografia semplice dell’Italia, costituita da un blocco granitico di soggetti protetti dalle intemperie, comprese quelle salariali, ma con stipendi piatti, e un insieme frammentato di atipici, oggi nell’occhio del ciclone. Il “modello sociale italiano” ripaga i primi, protegge le famiglie, senza spingere i consumi, ma non risponde per nulla alle difficoltà dei secondi: cosa positiva e negativa insieme, perché da una parte garantisce la flessibilità del sistema imprenditoriale e la tenuta generale dei salari del lavoro dipendente, ma dall’altra usa come cuscinetto chi lavora sotto il cappello del lavoro a termine. Nessuno pare volere cambiare tutto questo, dice Dell’Aringa. I cambiamenti sono impercettibili ogni volta. La domanda si sposta verso figure high skilled, dice Unioncamere, ma non troppo, direi io. Gli stipendi, invece, migliorano nel tempo se si hanno titoli scolastici più elevati (+180% per gli over 50 anni rispetto a chi entra ora nel mercato). Istat però non dice la stessa cosa secondo Rosolia di Banca d’Italia. Provocatoria la sua lettura del tema dei giovani: “Come è possibile che un laureato sia meno pagato di un diplomato se alla fine un diploma ce l’ha anche lui?” E ancora: “Come mai è impiegato così male? Lo formano male o le imprese non sanno come adoperare la sua conoscenza in eccesso?”
Questi alcuni dati proposti da Domenico Mauriello di Unioncamere sulle classi retributive (RTA lorde medie) per età e titolo di studio. Credo possano interessare a molti:

Mario Vavassori di OD&M Consulting invece puntualizza alcuni elementi relativi alle giovani risorse. Ecco i dati raccolti insieme ad AIDP relativi alle proposte di primo contratto fatte (in % a seconda del titolo di studio) dalle imprese. Che cosa commentare, se non “che schifo di Paese!“?
