[Un racconto leggero, quasi festivo. Riflessione amara e cinica su che cosa significa spesso avere un mestiere. Perché e come, in fondo, facciamo proprio il nostro lavoro?] 

L’UOMO CHE RIDE
di Heinrich Boll
Quando mi interrogano sulla mia professione, mi sento imbarazzato: divento rosso, balbetto, io che altrimenti sono noto per essere un uomo disinvolto. Invidio la gente che può dire: faccio il muratore. Ai parrucchieri, ai ragionieri, agli scrittori invidio la semplicità  delle loro confessioni; queste professioni si spiegano da sole, non richiedono ulteriori chiarimenti. Io invece sono costretto a rispondere a queste domande: rido. Un’ammissione simile ne richiede altre, perché anche alla seconda domanda ” Vive di questo Lei? ” devo rispondere “Sì “; il che risponde al vero. Vivo realmente del mio riso e vivo bene perché il mio riso, per esprimersi commercialmente, e richiesto. Rido bene, ho imparato a ridere, nessun altro ride come me, nessuno conosce come me le sfumature di quest’arte. Per molto tempo – per sfuggire a noiose spiegazioni – mi sono definito attore, ma le mie qualità  mimiche e recitative sono cosà­ povere che questa definizione non mi è sembrata rispondere a verità  e la verità  è: rido.Continua a leggere

Per gli amanti delle statistiche sul capoluogo lombardo, lascio in download l’ultimo Rapporto sul Lavoro nella città  di Milano (file .PDF) curato da sindacati e Assolombarda. Due valori mi hanno impressionato: l’altissimo tasso di femminilizzazione del mercato (grafico A) e l’ampia diffusione in Italia (grafico B) di società  controllate da imprese milanesi (pari al 43% del totale).

A – Tasso di occupazione femminile a Milano (2007)

Tasso di occupazione femminile a Milano

Continua a leggere