àˆ vero che chi svolge un’attività  intellettuale autonoma è da sempre abituato a non avere appoggi di alcun genere, ma un disinteresse così plateale non fa onore a una Regione che vive del terziario avanzato. Pubblichiamo per intero la lettera di protesta (file .PDF) di PIU’ – Professioni intellettuali unite, che lamenta il blocco dell’iniziativa per dare voce a Ordini, Collegi e Associazioni professionali attraverso una Consulta (senza poteri deliberanti, si badi bene!) pensata per orientare il legislatore su temi che riguardano appunto le professioni.

Se a qualcuno interessa la vicenda nel dettaglio (di cui parlo anche su JOB24 Online del Sole 24 Ore), di seguito un segmento del file audio della mia intervista al presidente di PIU, Claudio Antonelli, che racconta il pasticcio istituzionale dell’Assessorato lombardo.

[audio:Antonelli_PIU.mp3]

Ieri alla presentazione dei dati sulle professioni creative [vedi post successivo, tra breve] mi è capitato di sentirmi quasi “a casa”, tra figure che lavorano e pensano al mercato così come lo affronto io. In particolare c’è un aspetto che mi conforta, ed è la visione dell’attività  professionale come a un insieme di opportunità  “a portafoglio”. Mi spiego, usando la bella metafora di Gianni Lombardi, del Capitolo Freelance di ADCI.

Un lavoratore dipendente vive e lavora per la propria azienda. Sta in una botte di ferro, ma quando questa incomincia ad arruginire sono guai. E se arruginisce in fretta, ci si trova in poco tempo senza nulla. Unica carta in mano, bruciata, fa perdere l’intera partita. Per un freelance, lavoratore indipendente e autonomo, esiste invece un insieme di clienti. Perso uno, non significa necessariamente perderli tutti insieme. Sì, ci saranno annate migliori e periodi di bassa, ma uno stop completo è difficile che accada. Certo poi i rischi sono alti, è faticoso rimettere in gioco sempre idee per rilanciare i propri servizi e capitano bidoni anche ai freelance, ma la ruggine riusciamo a togliercela di dosso piuttosto in fretta.Continua a leggere