La riforma degli ammortizzatori sociali è tutta da seguire. Potrà  sembrare pallosa e riservata agli addetti ai lavori, intrisa di linguaggio da sindacalisti e politici senza pelo sullo stomaco, ma semplificando molto, è una questione che riguarda tutti, perché definisce lo Stato Sociale inteso come struttura organica di tutele e di incentivi per la valorizzazione della forza lavoro italiana. Quello che sta accadendo, invece, è la solita storia: incapacità  di immaginare uno Stato di tutti; interessi di lobby in atti d’ufficio; una riformicchia senza palle a servizio della politica più che degli interessi del Paese.

Personalmente consiglio di seguire la vincenda: dall’impianto dato alla Riforma si potranno capire almeno tre cose:

  • quale idea del mercato del lavoro ha questo Governo e il trattamento riservato al mondo del lavoro temporaneo;
  • quale idea delle tutele da offrire ai lavoratori ha messo in campo;
  • quale idea di Stato Sociale stanno portando avanti a Palazzo e se questa sia effettivamente pensata per rilanciare il Paese in un momento di transizione che non interessa soltanto il lavoro dipendente a tempo indeterminato. 

Si potrà  capire quale futuro ci stanno costruendo i professionisti della politica. I giornali di oggi sono ricchi di approfondimenti sul tema – vista anche l’uscita recente di Franceschini sull’assegno mensile per i disoccupati (roba che in Europa – sob! – esiste da anni).

Ho raccolto gli articoli odierni in un unico file .PDF (2.5 MB). A mio avviso spiccano due valutazioni a caldo in questa rassegna, a firma di soggetti del tutto estranei tra di loro:

Quando è la politca a decidere a chi dare a e a chi no, i beneficiari sono sempre i lavoratori delle grandi aziende, la cui ristrutturazione o chiusura fa notizia, al contrario di quanto accada per milioni di microimprese che alimentano la nostra struttura produttiva. […] questo ‘qualcosa in più’ non sarà  certo riservato né ai lavoratori delle piccole imprese nè ai quattro e più milioni di lavoratori temporanei presenti oggi in Italia“. (Tito Boeri)

Dobbiamo redistribuire le risorse fra lavoratori e pensionati, affrontando quei paradossi che il nostro Paese si rifiuta di vedere. In Italia abbiamo due gestioni Inps che che sono largamente in attivo. Una è quella delle prestazioni temporanee, che eroga assegni ai nuclei familiari, disoccupazione volontaria, cassa integrazione ordinaria, indennità  di malattia e di maternità . Questa gestione riporta un avanzo ogni anno di 6,5 miliardi. Poi c’è quella dei parasubordinati, dove confluiscono i contributi dei co.co.pro e di altri lavoratori precari. Anche questa gestione ha un attivo di 6 miliardi. Il paradosso è che queste risorse sono utilizzate per coprire i buchi delle gestioni previdenziali principali. I soldi versati dai lavoratori più deboli vengono destinati alle categorie di lavoratori più tutelate o bruciati sui falò delle pensioni. Se noi spendessimo quei soldi per le finalità  per le quali sono stati effettivamente versati il problema delle risorse sarebbe risolto. Ma è una cosa che la sinistra si guarda bene dal dire e la destra si guarda bene da fare“. (Giuliano Cazzola)

Mi sono riletto un po’ di fuffa legislativa che gira alla Camera in questi giorni, notando un simpatico paradosso.

Tecnicamente è il Disegno di Legge S. 847-B con delega C 2031 e C 2031-A. In pratica è la normativa per raddrizzare la schiena ai fannulloni nella Pubblica Amministrazione, la nuova legge “finalizzata all’ottimizzazione della produttività  del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni“.

Passato ieri in Senato in via definitiva (dopo che il PD ha fatto mancare il numero legale e qualche furbetto del PDL votava con schede di altri), ha avuto un precedente passaggio alla Camera. Qui le votazioni del 12 febbraio 2009, davanti al ministro Brunetta (che tra parentesi – oltre a dover scrivere 5 decreti attuativi – troverà  anche il tempo di scrivere [o affidare a un ghost writer] la rubrica settimanale “Nel mio piccolo” su A di Maria Latella) sono andate in questo modo (qui i video).

Media dei votanti: 470. All’appello mancavano il 25% dei Deputati eletti in Parlamento. Un quarto dei nostri rappresentanti pubblici, nel decidere come contrastare l’azione dei fannulluoni pubblici, si deve essere offeso e non si era presentato.

P.S. E indovinate a chi andrà  la vigilanza sull’attuazione della normativa antifannulloni nella PA? Allo CNEL, da me tanto amato.