Oggi La Repubblica.it pubblica un articolo sui consulenti con partita IVA, definendo questo regime una precarietà di lusso. Non mi è piaciuta la definizione. A ridurre tutto a schematismi così beceri si è portati poi a pensare che dall’altra parte, magari dalla parte di chi fa queste valutazioni, si trovi una stabilità da pezzenti.
Minima immoralia / 3
“Ubi major minor cessat, sed sfanculat major” (dai contatti sul messanger)
“Grazie per l’intervista e la foto, il direttore chiede però di farti dire che questo e quest’altro sito per trovare lavoro sono ottimi. Posso mettere in coda qualche indicazione a tuo nome?” (da un’intervista la cui pubblicazione non ho poi autorizzato)
“Settimana prossima sono in cassa integrazione. Il mio capo mi ha chiesto di apprendere, a mie spese, questo nuovo linguaggio di programmazione, così verrò presentato al mio rientro, a un nuovo cliente, come uno dei massimi esperti in materia.” (M.C.)
Free press sul lavoro
Mi è passata inosservata per lungo tempo, forse perché la distribuzione era meno fitta. Ora che la crisi tocca l’occupazione (+550% di cassa integrazione nell’ultimo mese) forse anche gli editori delle testate che si occupano di lavoro hanno deciso di rinforzare l’azione di comunicazione. Anche la disoccupazione è un mercato.
Segnalo questa iniziativa di free press della Cisl di Milano. Si chiama JOB, diretto da Mauro Cereda (firma di Avvenire) e ben confezionato, con temi aperti e approfondimenti questo mese su chi si trova costretto al doppio lavoro e su come isciversi a Facebook.
Tra i dati curiosi dell’indagine sui doppi lavori: nel 36% dei casi (la maggioranza) che svolge doppi lavori nel segmento di attività legate ai servizi, c’è anche il programmatore informatico. Nel 38% dei casi lavora di notte o nei week-end.