Volendo le destinazioni dell’8 per mille potrebbero essere infinite.

Quella proposta da Podda (CGIL) di allargare le opzioni concesse ai Cittadini alla costituzione di un fondo utile ai Cassa Integrati non è sbagliata se non avesse un piccolo difetto: escluderebbe buona parte della popolazione. Gli “atei da lavoro”. Per esempio chi non ha diritto a questo tipo di sussidi, molti dei quali sono precari, lavoratori a tempo determinato ecc.

La CGIL, come la Chiesa Cattolica, ha bisogno di fare cassa in maniera indiretta, portando liquidità  là  dove può mettere mano, e non sorprende che si muova sullo stesso campo d’azione, con linee di difesa dei propri interessi del tutto simili. Domani l’idea verrà  ribadita durante lo sciopero CGIL. Personalmente ritengo sia un fronte utile da aprire nel dibattito sul Welfare State.

Per il sindacato più numeroso d’Italia, però, è anche una buona occasione per offrire un segno di stile, ribadendo che questa proposta può essere sostenibile soltanto a due condizioni:

1) che siano riformati alla radice gli ammortizzatori sociali;
2) che sia liberalizzata la formula dell’8 per mille.

La posta in gioco non è soltanto la tutela del lavoro, ma il futuro della rappresentanza. Prova ne è il fatto che “più a sinistra della CGIL” (se così si può dire) ci sono oggi molti precari che contestano il sindacato, accusandolo di proteggere unicamente gli interessi dei suoi iscritti, metà  dei quali sono pensionati. Si veda, per esempio, l’ultima azione di subvertising [definizione: cfr. wikipedia] ai danni della recente campagna di tesseramento.

ADV e subADV sul tesseramento CGIL
ADV CGIL Subvertising CGIL
Fonte: Chainworkers 3.0

Oggi, sei anni fa.

Fui licenziato, è vero. Quasi me ne sono dimenticato, ma gli amici servono anche per questo, per ricordare. Grazie Andrea, restituirò il favore… Ad nutum, si dice, ovvero senza preavviso. Persi il lavoro, i colleghi e tutti i contatti e le informazioni che conservavo gelosamente sul mio PC. Fui “cancellato” da un’ora all’altra, senza alcun avviso. Dopo una settimana esatta – nonostante la tegola, leggermente destabilizzante – diventai giornalista professionista. Era il 2003.Continua a leggere

Aridaje.

Giusto una settimana fa è stato presentato il Rapporto CNEL “Il Lavoro che cambia” (informazioni qui e qui) davanti al Capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e tutti i dinosauri che è possibile vedere inquadrati nelle riprese video disponibili qui. Un evento completamente snobbato dai giornali che pare non si siano accorti di nulla o hanno chiuso un occhio sull’inutilità  complessiva dello studio*. Un evento misterioso, dove l’età  media dei partecipanti, così a occhio, era intorno ai 70 anni!

*Ve la immaginate la faccia di un precario di 30 anni che ascolta Antonio Marzano presentare l’indagine, parlando della crescita dell’occupazione che fu prevista erroneamente negli anni ’60..

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