Facendo seguito all’ultimo post sulle Opportuità  della crisi ho recuperato qualche dato sul buoncostume nazionale legato ai pagamenti nel confronto con altre realtà  europee. I dati sono elaborati da Intrum Justitia e pubblicati sull’ultimo bollettino “European Payment Index 2008” (.PDF).

Payment Duration in UE (in Days)

Ricordando ancora una volta che esiste una legge (il D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231) per i pagamenti a 30 giorni dei professionisti, eccovi qualche indicazione sulla buona creanza delle imprese italiane.

Pagamenti Medi in UE

[Qualche giorno fa da un cliente, alla macchina del caffé] 

Io: “Allora J. si fa sentire la crisi nel vostro settore?
Cliente: “No. Assolutamente, stiamo lavorando come matti, giorno e notte. Le macchine non si fermano mai, non ci capitava da anni…
Io: “Bene, se è così, e state fatturando molto allora è anche il momento di allargarvi, investire… Immagino che sia più facile comperare in tempo di crisi…“.
Cliente: “Certo. Hai detto bene. Ma non solo, possiamo anche dilazionare i tempi di pagamento. Nessun fornitore si lamenta in questo periodo se andiamo per le lunghe con le fatture…
Risata (solo del cliente).

Combattere la crisi, fronteggiare i licenziamenti e il carovita. Bla bla bla, giornali pieni di notizie allarmistico-anticonsumistiche.  Si compera sempre più low cost (unico segmento in crescita nella domanda di occupazione), si mangiano panini a 1 euro da McDonald’s, si viaggia RyanAir, se hai figli comperi la Dacia (uno dei pochi marchi automobilistici che non cala nelle vendite), per la casa ci sono i mobili Ikea e per i vestiti H&M. Ok, non butta bene. Situazione difficile. Ma proviamo a prendere la vicenda in maniera più tecnica. Ecco un suggerimento per i lavoratori autonomi, dimenticati dalla stampa, fuori moda, che pure loro se la devono vedere con l’inflazione…

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Hai una Partita IVA? Vai a mangiare panini al bar e non riesci a farti fatturare il costo della consumazione? Ma sei scemo? Sveglia, fatti assumere, fatti dare i ticket restaurant e così è fatta. Molla l’idea di lavorare da solo, intruppati e combatti così il caro vita, evasore fiscale che non sei altro. Ritenute alla fonte e fanculo il commercialista. Bella vita, no?

Scherzo. Vi suggerisco questa mossa, semplificando molto il regionamento, poi valutate in maniera autonoma: acquistate buoni pasto intestati a voi. Sì, a voi lavoratori autonomi. Perché? Per recuperare un 20% sulle spese alimentari.

Buoni pasto

Premessa: ogni lavoratore autonomo o professionista indipendente (se è fuori dal regime del “forfettone“) può scaricare le spese di rappresentanza dalla base imponibile soggetta a tassazione IRPEF fino a un massimo del 2% (della base imponibile). Lo sapevate? Ristoranti ecc. se regolarmente fatturati finiscono in questa voce.

Facciamo alcuni calcoli sui massimali e sul risparmio in tasse:
Spese di rappresentanza

Ora se spendete 100 euro portando fuori un cliente è abbastanza naturale e non crea difficoltà  chiedere e ottenere una fattura. Ma se pagate 5 euro al giorno per un panino e una bottiglia d’acqua? Sono soldi persi.

Suggerimento. Facciamo l’ipotesi che le vostre spese di rappresentanza – che riuscite a farvi fatturare – siano inferiori al tetto del 2% della vostra base imponibile.Continua a leggere