Economia Creativa - I seminari

Cre..ativo che non sei altro! Lo dico sempre all’amico Alessandro, ma se anche tu ti senti tale passa domani giovedì 19 febbraio al seminario sull’Economia creativa dal titolo “Forme di valorizzazione nel capitalismo cognitivo“, che si tiene dalle 17:00 alle 19:00 alla Facoltà  di Scienze Politiche (Aula 24) dell’Università  degli Studi di Milano in via Conservatorio 7.

Parlerà  Andrea Fumagalli, docente di macroeconomia a Pavia, noto certamente a chi legge le liste di Rekombinant e altre mailing list simili, autore di “Bioeconomia e Capitalismo Cognitivo” (Carocci, 2008).

Se trovo un po’ di tempo è possibile che ci si possa incontrare lì.

P.S. Qui la brochure PDF degli altri appuntamenti.

C’è chi ne ha fatto una teoria articolata e ben documentata (cfr. “Il No Positivo“, Corbaccio, 2007, 16,40 euro), come William Ury – che anni fa ho anche avuto l’occasione di intervistare – ma c’è anche chi, scovato con un search molto causale tra i vecchi feed dei siti per freelance, ha raccolto qualche tempo fa in maniera più empirica una serie di motivazioni, più o meno condivisibili, per dire di no mentre si lavora come freelance.

Ecco alcune domande (generalizzate da me) di un cliente alle quali un lavoratore indipendente dovrebbe rispondere negativamente:

1. potresti mostrarci un nuovo esempio (leggi “prodotto”) affinché noi possiamo decidere meglio che cosa fare?
2. puoi applicare questo tasso di sconto?
3. puoi svolgere le pratiche iniziali, acquisendo servizi per conto nostro, slegati dalla tua produzione, in modo da avviare il lavoro che ti abbiamo assegnato?
4. potresti copiare questa idea di un altro consulente?
5. accetteresti un compenso esclusivamente vincolato al successo delle mie vendite?
6. ho un’idea geniale, me la svilupperesti?
7. mi lasceresti il tuo instant messenger così raffiniamo la lavorazione in corso d’opera?
8. posso pagarti tutta l’attività  svolta soltanto a fine lavori?
9. puoi fare questo lavoro per domani o nel week-end?
10. mi assicuri che tutto quello che fai per me non costituirà  fonte d’ispirazione per altri tuoi lavori?

Fonte: WakeUp Later.

La formula della domanda è comunque segno di cortesia. Ci sono, però, anche atteggiamenti e affermazioni che vanno fermate (e discusse) sul nascere. Formule piuttosto note ai freelance, di questo genere:

1. inizia a lavorare al progetto, poi valutiamo quanto quotare il tuo impegno…
2. aggiungi pure queste altre attività  nel budget che abbiamo fissato…
3. anticipa tu queste spese che vediamo a consuntivo come comportarci con l’amministrazione..
4. non credo ti costi nulla una mezza giornata in più… 
5. presentati pure a nome nostro
(a terzi), senza dire che sei un consulente…
6. non ti preoccupare, le idee che ci hai proposto in un modo o nell’altro verranno utilizzate…
7. non mettiamo un termine esatto, perché è possibile che l’attività  si prolunghi…
8. mentre sono in ferie, non pensare soltanto alla tua parte di lavoro concordata, ma coordina pure tu il progetto al posto mio…
9.  fatto uno, fatti cento, non credo sia un problema irrisolvibile…
10. il capo ha apprezzato moltissimo l’idea studiata insieme negli ultimi tre mesi, ti giro l’ultima e-mail che mi ha mandato ieri… 
11. non posso farci nulla, gli altri mi impongono queste condizioni per te e non credo sia il caso di farti parlare con loro, sono intrattabili…
12. lavora soltanto per me, non ascoltare nessun altro in azienda che ti offre lavoro, sono inaffidabili…
13. per fare partire questo progetto devi prima spiegarmi nel dettaglio come farlo, perché io possa proporlo al mio capo.. se poi verrà  stanziato il budget il lavoro sarà  certamente tuo…
14. il vantaggio maggiore per te è quello di lavorare con una grande impresa come la nostra…
Ecc.

Credete che siano punti chiari, oppure come le barzellette sui carabinieri, vadano anche spiegate a qualcuno?

JobberEsce oggi nelle librerie il nuovo libro degli autori del fortunato Generazione Mille Euro curatori anche dell’omonimo blog molto frequentato. Bravi. Si intitola Jobbing, edito da Sperling & Kupfer.

Ancora non ho avuto modo di visionarlo, ma l’opinione che posso farmi – per ora – dagli articoli usciti sulla stampa e, in particolare, da quello odierno pubblicato sul Messaggero non è molto buona. Mi spiace per questi autori che apprezzo.

Ho come l’impressione che i giornalisti che presentano il testo vogliano rendere “escamotage” i nuovi lavori. Geniali trovate, insomma, per assecondare un mercato asfittico. Attività , però, che si basano unicamente sul trend setting come cavallo di battaglia per lavorare e offrire servizi. Ovviamente a termine, come tutte le mode. Dopo la virtualizzazione dell’economia, ora si passa alle professioni “di moda”, alle competenze pro tempore che si dissolveranno col tempo. Utili oggi, inutili fra qualche anno. Il messaggio è chiaro: niente galline domani, oggi si campa con un uovo al giorno. A onor del vero, la tecnica narrativa del “lavoro figo” che risolleva lo spirito è sempre esistita, ma in tempo di crisi dà  particolarmente fastidio. (A me, ovviamente).Continua a leggere