Di seguito vi lascio copia di uno speech tenuto all’Università  Statale di Milano il 6 ottobre 2010 in occasione della conferenza “Anche gli intellettuali lavorano. C’è futuro per il lavoro cognitivo nella città  del fare?“, organizzato da Giannino Malossi e dal team di Alfabeta2 per l’uscita del secondo numero. Perdonate il ritardo nella pubblicazione, ma ho appena riaperto bottega :-)

Lavorare scrivendo. Marcel Mauss non donava i suoi saggi agli editori!

Sono un lavoratore professionale autonomo che svolge attività  di tipo intellettuale. Mi sono proprio ficcato in un bel guaio, direte. Anzi due.Continua a leggere

Domenico De Masi ha scritto recentemente in una presentazione (.PDF) fatta allo IAB Forum del 2010 dedicata ai trend del futuro, che:  

Nel 2020 il lavoro sarà  quasi completamente terziarizzato. Nella società  dei servizi, l’affidabilità  delle prestazioni e la loro qualità  costituiranno il primo vantaggio competitivo, l’etica dei professionisti costituirà  il loro più alto merito. Come la società  industriale è stata assai più onesta e meno violenta di quella rurale, così la società  postindustriale sarà  assai più onesta e meno violenta di quella industriale. Dunque, se vorremo avere successo, ci toccherà  essere dei galantuomini.

Non esattamente. E’ una curiosa coincidenza (o forse no, perché è il tempo di discutere di questi temi), ma proprio in questi giorni stiamo decidendo il titolo del nuovo libro scritto a quattro mani con Sergio Bologna, che vedrà  la pubblicazione per i tipi di Feltrinelli e che nel suo cuore più nero affronterà  proprio la questione della decostruzione dei valori delle professioni liberali e l’ingresso in un’epoca in cui ci sarà  richiesto vendere le professioni indipendenti seguendo committment ed etica come mercenari. Non è la galanteria, come dice De Masi, quanto necessario per stare a galla, ma l’etica. I galantuomini e le buone maniere le hanno soffocate da tempo le vecchie guardie del professionalismo, arroccate a un potere marciscente, a lobby, caste, regole confessionali e ‘ndrine del lavoro.

Nella terziarizzazione del lavoro, il singolo può riscattarsi soltanto con regole proprie, trasparenti e pubbliche, messe davanti ai suoi committenti come biglietto da visita, non con l’onestà  definita dalla convenienza altrui, dagli Ordini, dai lavoratori dipendenti, dal sindacato, da una legislazione fottutamente discriminante nei confronti del mondo freelance.

Il Provveditorato agli Studi della Lombardia ha pubblicato i dati sulla popolazione scolastica delle scuole secondarie superiori. Gli iscritti agli Istituti tecnici per Operatore del Benessere (in pratica per diventare estetisti) hanno per la prima volta superato quelli al Liceo Classico. Effetto videocracy? Lo stato della Cultura in Italia versa in drammatiche condizioni, lo racconta bene l’ultimo numero di Alfabeta2. Ovvio che i padri dicano ai loro figli di fare altro dall’imparare il greco o studiare recitazione. Teatro, cinema, biblioteche: “siamo all’anno zero”. Io continuo a riempire la casa di libri e altro, nella speranza che i miei due figli, ora minorenni, possano respirare fin da piccoli l’importanza del sapere, ma sono preoccupato. Con l’anoressia culturale non si mangia, dice Umberto Eco. E pensare che sono proprio questi i tempi di rispolverare Cicerone. O tempora.