Sempre sulla lotta al sommerso e al lavoro irregolare. O in altri termini, per chi ama questa dizione “alla precarietà “. Come noto, nella recente manovra finanziaria sono state elaborate alcune norme relative all’Emersione e alla Stabilizzazione delle Co.Co.Pro (ovviamente applicabili là  dove questi contratti sono utilizzati in maniera illecita). Si tratta di due soluzioni distinte. La prima riguarda i contratti di collaborazione non regolari: questi possono essere regolarizzati entro e non oltre il 30 aprile 2007. Il secondo intervento è dedicato alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro in nero, per i quali i benefici valgono fino al 30 settembre 2007.

A 40 giorni dal termine per la regolarizzazione delle Co.Co.Pro la circolare interpretativa di tutto l’impianto (tecnicamante dei commi 1192-2010) è diventata un fantomatico foglio di otto pagine che vagola per le stanze del Ministero in cerca d’autore. La patata è bollentissima, dicono fonti vicine a questo blog [fatemi sentire importante, suvvia..]. Le questioni più spinose: la finestra temporale di applicabilità  del condono (che non va chiamato così, ma “sanatoria”, dicono, anche se di condono si tratta); la tombalità  o meno delle irregolarità  pregresse; la formula conciliatoria che comprende i sindacati (e che Pietro Ichino aveva duramante contestato dalle pagine del Corriere della Sera) e le implicazioni di carattere penale per la questione “sanatoria contributiva”, visto che è la prima volta che si affronta la questione.

Insomma, per farla breve, la finestra temporale per  sanare i Co.Co.Pro si stringe, nessuno dice come bisogna fare e il lavoro di interpretazione diventa sempre più precario, come l’oggetto del contendere.

I manager si cacciano anche via Web, lo scrive il Sole 24 Ore oggi (l’articolo è in questo link). Come prevedibile Internet è usato per trovare informazioni sulle persone. L’autore del pezzo, Cristina Casadei, che ama tingere di rosa i temi legati al management, non distingue però correttamante tra chat e forum.

Come fanno gli amici di Monster.it a “intrufolarsi” nelle chat aziendali, che prevalentemente oggi sono basate su instant messanger?

Credo che al contrario, siano invece i newsgroup e i blog (e i commenti interni) le fonti più utili e accreditate per farsi un’idea delle conoscenze espresse da qualcuno e delle competenze maturate, oltre ovviamente alla pubblicazione di materiale scientifico, atti di convegni e interventi ufficiali e non ufficiali su materie specifiche in spazi pubblici di discussione online.

Evasione in ItaliaQualche giorno fa sono incappato nel post di Mantellini sull’evasione fiscale (dove in sostanza si racconta che taluni piccoli imprenditori non ottengono un fido perché hanno volumi troppo bassi di affari dichiarati) e ho avuto due reazioni istintive:
1) mi sono chiesto che posizione fosse quella “discretamente dirigenziale” e se ne esistesse una “sufficientemente impiegatizia” e che cosa fanno entrambe quando vengono a conoscenza di attività  di evasione;
2) mi ha lasciato perplesso, leggendo anche i commenti, il fatto che nell’immaginario collettivo si sottovaluti sistematicamente l’evasione degli oneri sociali e contributivi.

La più recente indagine IRES-CGIL sul sommerso, riprendendo un’elaborazione del Sole 24 Ore, dimostra infatti chiaramente come la quota più elevata di nero [Cfr. grafico che rappresenta le diverse tipologie] in Italia riguardi proprio il lavoro.

E a questo proposito non è male ricordare che nella recente manovra finanziaria si è scelto di puntare su queste iniziative e sull’introduzione degli indici di congruità  e sull’estensione del DURC.