àˆ la provocazione della CGIL, che inserisce nel calcolo dei senza lavoro anche quelli che non lo cercano più. Può sembrare una sottogliezza (che tra l’altro sottolineammo già  tre anni fa!!!), ma ha una valenza reale molto forte. Il calcolo Istat può farci dire che siamo “meno peggiori” di altri Paesi, nei fatti però le cose vanno talmente male che aumenta il numero di chi si chiama addirittura fuori dal gioco occupazione/disoccupazione. Semplicemente ricade nel mondo degli inattivi, di chi non cerca più neppure una soluzione.

In download due documenti di IRES/CGIL: “Le tendenze dell’occupazione al secondo trimestre 2009” (.PDF) e Materiali aggiuntivi (.PDF).

Un’informazione dedicata ai neo-papà , in particolare agli amici Alessandro, alla sua prima avventura di padre (forza Ciccio! vedrai che questa notte dormi..), e Livio, che curò tempo fa, qui su Humanitech.it, la rubrica “Paternità  & Dintorni” e oggi è passato al bébé N.2.

L’INPS, con la circolare n. 112 del 15 ottobre 2009, che rende attuativa l’interpretazione del Consiglio di Stato (sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008) sui “Riposi giornalieri del padre” lavoratore, anche in caso di madre casalinga, spiega come trovare il tempo per stare a casa e cambiare pannoloni, godendovi un po’ di “paternità  operativa”.

In pratica, il padre lavoratore dipendente (il legislatore si guardi bene dal pensare cose del genere per un lavoratore autonomo che pure lui paga i contributi per la maternità !) può usufruire dei riposi giornalieri, nei limiti di 2 ore o di 1 ora al giorno a seconda dell’orario di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino (o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia di un minore adottato o affidato).

Anche se la madre è casalinga, ovvero non lavora, e potrebbe badare al figlio, il papà  può sobbarcarsi un po’ di piacevoli faccende domestiche senza fare finta di dovere sempre scappare in ufficio, in realtà  per riposarsi un po’. (A pensarci bene queste informazioni servono di più alle mogli di Ale e Livio..).

Professioni per Impresaàˆ il titolo del capitolo iniziale del libro “Le professioni per l’impresa” (Franco Angeli, 2009, 24 euro). Mi piace perché rende efficacemente l’idea che anche quello intellettuale sia oramai diventato un lavoro come fare il carpentiere e, una volta, il ciabattino e affondi le sue radici da un lato nell’economia della conoscenza e dall’altro, come si legge nel testo, nel modello di lavoro artigiano (sorpresa!).

A questo tema Claudio Antonelli, presidente di PIU – Professioni Intellettuali Unite, e altri autori dedicano un volume leggero, con un taglio didascalico e numerosi elementi descrittivi.

Dopo un percorso più teorico intorno al knowledge working (centrale e interessante il Capitolo 4 “I fattori di eccellenza” del Capitolo “L’Identikit della professione”), il testo affronta Esperienze e casi di professione a partire dalle professioni dell’ICT e dei temporary manager, per arrivare a chi lavora nella logistica, fa il marketing manager, il project manager o il consulente di direzione. Del tutto dimenticate purtroppo le professioni nell’ambito della creatività  e della comunicazione.

Discutibile e un po’ confusa, invece, la parte dedicata alla rappresentatività , ma resta pur sempre un testo molto utile per chi volesse orientarsi in materia di lavoro intellettuale autonomo (e non solo) sotto il profilo relazionale e funzionale anche se difetta di un po’ di attenzione per gli aspetti più tecnici e operativi.

P.S: A margine –  per chi è interessato al tema – lascio in download anche il recente articolo di Caludio Antonelli “Ecco i nuovi professionisti lavoratori della conoscenza” (.PDF) pubblicato su Italia Oggi qualche giorno fa.