La Regione Lazio ci vuole provare, almeno sulla carta. E dopo avere commissionato uno studio a Pietro Ichino presumibilmente adotterà  queste linee di intervento per sconfiggere l’ipertrofia del sistema pubblico, la malattia congenita nel DNA dei fannulloni e la cultura dello stipendio slegato dai risultati:

1) adozione di un sistema di valutazione indipendente dell’operato dell’amministrazione regionale, in grado di coinvolgere anche l’opinione pubblica;

2) responsabilizzazione dei dirigenti rispetto a obiettivi precisi e verificabili che riallineino il Lazio alle altre Regioni su temi come: a) riduzione delle aree funzionali, dei dirigenti e dei costi associati; b) assenteismo;

3) sperimentazione di meccanismi premianti collegati alla valutazione dei cittadini rispetto a servizi regionali.

Tutti i dettagli nello studio “Regione Lazio, quattro scelte coraggiose per una svolta” (file .PDF), unico nel suo genere sul lavoro dei dipendenti pubblici. Interessante la parte di analisi sul modello “exit-voice-loyalty” di Hirschman, sui cui Ichino insiste da tempo. Si ascolti, per esempio, anche questo intervento di marzo 2007.

Giorni fa Fedora ha pubblicato questo bel commento sul tema del reclutamento da parte delle Agenzie per il lavoro, dicendo che l’hanno “più spesso danneggiata piuttosto del contrario“. E mi è venuto in mente questo grafico.Il successo nel recruiting L’impatto che un reclutatore ha sui candidati è più alto se è bravo a fare il suo mestiere. E se anche un candidato avesse la percezione di vedere accettata la sua candidatura, l’idea che si farebbe dell’impresa che lo sta reclutando sarebbe comunque molto bassa, se il reclutatore non è competente. Chi avrà  la possibilità  di scegliere altre strade girerà  le spalle.

Messaggio: i migliori, con un potenziale più alto, e che hanno possibilità  di scegliere, andranno sempre là  dove ci sono migliori soggetti in grado di valutarli.

Fonte: Gestione delle risorse umane (Apogeo, 2007)

La qualità  di un team non è data dunque soltanto dalla competenza di chi vi lavora, ma anche dalla capacità  di saper valutare. Vale per un capo, per un selezionatore, per un top manager. Non c’è peggiore situazione di un talento affiancato da un incompetente e non essere in grado di distinguerli.