“Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L’istinto di ribellione, che da bambino era contro i ricchi perché non potevo andare a studiare, io che avevo preso dieci in tutte le materie…” (A. Gramsci)
Psicologia della precarietà
“L’effetto primario della precarietà è la perdita di fiducia nelle proprie capacità “. Si perde l’interesse di base, che fa sentire vivi e curiosi. Come non associare le generali discussioni sul declino italiano a questo elemento? Senza sconfinare nella sociologia, ci sono comunque aspetti individuali piuttosto seri da prendere in considerazione, quando si affronta il tema della precarietà .
Ne parla qui lo psicologo Stefano Pisciutta.
L’analisi psicologica non esclude, a mio avviso, che esistano comunque almeno tre fattori oggettivi che stanno alla base della definizione di precarietà nel mondo del lavoro: 1) la discontinuità di reddito; 2) la discontinuità di opportunità lavorative; 3) il livello indeguato del compenso.
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Un intervento leggermente monocorde, ma dai contenuti decisamente interessanti, soprattutto nelle parti in cui si evidenzia: a) il relativismo della precarietà , che va commisurata ai bisogni individuali; b) l’effetto creativo che può avere su chi ha forte volontà autorealizzativa.
Attenti a quei due

Alfonso Miceli (sx) di ACTA – Associazione Consulenti del Terziario Avanzato e Gianni Lombardi (dx) di Rete indipendenti I-Network, la rete italiana dei freelance e dei creativi indipendenti della comunicazione, insieme in studio per una lunga chiacchierata televisiva sul lavoro professionale autonomo. In visione su YouTube qui.