[Un caso di ordinaria incapacità  professionale mista alla peggiore burocrazia] – Disgrazia ha voluto che oggi andassi alla sede INPS di Milano Nord, in via G. Silva. Obiettivo: verificare come mai un’impresa con cui ho fatto un contratto per una ristrutturazione edilizia non riuscisse a fornirmi il Durc da allegare alla DIA. L’impresa sostiene di avere fatto domanda telematica a metà  maggio e solitamente (dice il sito dedicato al Durc) in tre settimane arriva risposta. Via Web non si riesce a verificare nulla. Il commercialista dell’impresa nega di avere ricevuto comunicazioni, sostenendo che è il sistema della burocrazia a fare schifo. Qualcosa non torna. Poiché non posso permettermi di perdere tempo e denaro ho deciso di accellerare l’iter mea sponte. Mi armo di coraggio ed entro nel Palazzo.Continua a leggere

Spettacolo di Giuseppe Cederna

E’ proprio vero che Da vicino nessuno è normale (.Pdf). E più guardi da vicino il tuo vicino (quello che a volte chiamiamo “diverso”), o ti osservi, magari allo specchio, per quello che sei, che scrivi o che fai, più comprendi che molte delle certezze in cui credi sono opinabili. Non sempre false, ma certamente discutibili.

E per consolarti in questo esercizio straordinario di epoché individuale, un’attività  faticosa e anomala (perché, in fondo, dubitare di se stesso?Giuseppe Cederna), non resta che approntare lentamente e piacevolemente un proprio viaggio, reale o soltanto sentimentale, – come sostiene Giuseppe Cederna, nel suo spettacolo “Storie per sentirsi vivi e camminare a testa alta” – per cercare la verità . La poesia, sembra dire Cederna nelle due ore di letture di testi contemporanei (Paul Auster, Tom Waits, Raymond Carver, Rilke, Pasolini, Erri De Luca, Bob Dylan) e qualche affondo tra i lirici greci ,  è il compagno ideale di viaggio. Non tradisce, consola nella fatica, unisce, rivela, fa persino sorridere sulle banalità  più evidenti e per questo invisibili, come nella “Poesia del ciottolo” o nell'”Elogio dei piedi“.  Tenere una poesia in tasca non fa male, quando si viaggia o si cammina.

Tra le certezze che è utile perdere, ci sono certamente anche quelle relative al nostro lavoro, sul quale confidiamo o nel quale crediamo forse troppo. Un esempio. Nel Decalogo finale, presentato da Giuseppe Cederna, si cita una regola che la poesia suggerisce al viandante: “Non complicare ciò che è semplice e non semplificare ciò che è complicato…“. Martin Heidegger una volta definì così i giornalisti, rispetto ai filosofi: “I primi, per mestiere, semplificano ciò che è complicato; i secondi, al contrario, sono portati a complicare ciò che è semplice“. Insomma, in che disgrazia si è messo chi, come me, con una laurea in filosofia, svolge il lavoro di giornalista :-) ?

P.S. A chi interessa, venerdì 18 Giuseppe Cederna replica le sue letture nelle Dolomiti del Brenta, di fronte alle montagne. Ore 6:00 in attesa dell’alba (attenzione, rifugio già  completo!).