Primi esperimenti di circumnavigazione della Riforma Damiano sui contratti a termine. Li mette a segno la Pfizer, che non assume i precari a termine dopo 3 anni.

Tempo fa scrivemmo che sarebbe finita così e che i fuoriusciti dal girone infernale del precariato triennale (perché poi 3 anni e non 2,5 o 20 mesi? chissà …) avrebbero probabilmente aperto una partita IVA.

Questioni invisibili, marginali, si dirà , che spariscono nei grandi numeri del mercato del lavoro, gli stessi che – grazie a queste dinamiche – attesteranno pure che l’occupazione cresce.

Così diceva Walter Veltroni nel suo discorso di apertura della campagna elettorale:

Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell’innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità . Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli“.

A soli 20 anni la figlia – si legge oggi sul Corriere della Sera – al quale il padre ha acquistato un appartamento a Manhattan, “ha fatto l’assistente in un film con Verdone e Silvio Muccino e in «Manuale d’amore 2» di Giovanni Veronesi“.

Come non citare queste scene da Boris 2?
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Permettetemi una freddura, ma leggere Arnald non soltanto è catartico, ma contagioso.

Oggi sul Corriere della Sera il bravo Massimo Sideri presenta un’inchiesta sulle conseguenze legate alla Legge sulla Privacy (“Stop alle telefonate. E a 30mila posti” .PDF): i call center non potranno più importunare chi non dà  il consenso a usare il proprio numero telefonico per il telemarketing. Sono a rischio 30.000 posti di lavoro. Contemporaneamente Il Sole 24 Ore segnala che i precari dei call center che sciopereranno a breve per il riconoscimento dei propri diritti sono… esattamente 30.000!

Quali posti taglieranno secondo voi?