Conviene laurearsi? La risposta è sì. Con riserva, però. Il perché lo spiegano oggi Rosanna Santonocito nell’articolo “La Laurea paga sempre, ma poco e su tempi lunghi”, pubblicato sul Sole 24 Ore – Job 24, e Federico Pace su MioJob con il pezzo “Stipendi under 30: la caduta dei laureati” che affronta la questione retributiva con tanto di tabelle e confronti (Commenti interessanti su Raptxt, Orrios de Ainu e Blog a progetto). Provocatoria, invece, la proposta lanciata qualche giorno fa da Quirino Paris, professore all’Università  di Davis, di abolire il valore legale della Laurea in Italia. Mario Morcellini, invece, lancia un sondaggio online per capire quale siano “Le percezioni di studenti e laureati sulla riforma universitaria”. In altre parole se il 3+2 funziona.

Da segnalare anche l’avvio del nuovo servizio Istat che consente la consultazione interattiva, via Internet, del Sistema informativo transizione istruzione-lavoro. Il servizio permette di interrogare il database Istat sulle opportunità  occupazionali per diplomati e laureati e valutare l’efficacia dei diversi percorsi formativi. [Se cercate link istituzionali per verificare numeri, corsi ecc.. c’è una bella lista qui].

Chi invece non ha voglia di fasciarsi la testa, si rilassi pure con questo video di Simone Cristicchi (segnalato da Lorenzo) della canzone “Laureata Precaria”.

[youtube aj74MZ0NcsI nolink]

Un estratto del testo: Mi hanno fatto un bel contratto Co.Co.Co. / Anche se cosa vuol dire non lo so / so solo che io da domani un posto di lavoro avrò /con un stipendio misero io me la caverò. // Laureata precaria / con lo zaino pieno di progetti un po’ campati in aria / Con la rabbia rivoluzionaria / di una studentessa universitaria. // Laureata precaria / che rispecchi fedelmente questa deprimente Italia / Sogni una carriera straordinaria / ora prendi 400 euro al mese come segretaria.

[Il testo completo si trova qui].

C’è qualcosa che conta più del denaro, ovviamante per chi una buona retribuzione probabilmente già  ce l’ha. Per i cosiddetti talenti, soggetti ad alto potenziale, capaci di fare la differenza all’interno di un’organizzazione, la crescita personale conta più del compenso. Beneficiare di politche formative che aumentino il proprio potenziale è un benefit ad alto gradimento.

L’intuizione è corretta. Se si ritiene di possedere un alto valore, ciò che conta è mantenerlo rispetto alle necessità  del mercato o allo sviluppo della conoscenza. Tecnicamente si chiama employability, in italiano “occupabilità “. Tradotto vuol dire avere sempre un gettone in tasca da spendere per una chiamata verso una destinazione lavorativa diversa e magari migliore. E questa opportunità  cresce con l’aumentare della conoscenza e delle competenze individuali.

Non sorprende dunque il fatto che chi possiede una marcia in più abbia capito anche che conta sempre guardare avanti e non soltanto guadagnare una posizione di rendita. Robert Half Executive Search ha posto a 2.400 direttori del personale in Europa una domanda su questa materia (“Quali strumenti utilizza la sua azienda per fidelizzare i collaboratori di talento?“). Ecco le risposte:

  Italia Media internazionale*
Opportunità  di formazione 64% 73%
Adeguamenti salariali e incentivi economici 32% 52%
Coinvolgimento nei processi decisionali aziendali 26% 13%
Forte cultura aziendale 21% 27%
Programmi di sviluppo carriera 14% 37%
Eventi di team building 5% 26%
Vacanze extra 0% 16%
Altro 4% 5%

Fonte: Robert Half Finance & Accounting 2007 – Possibile più di una risposta. (*) Paesi di provenienza del campione: Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Irlanda, Repubblica Ceca, Australia, Nuova Zelanda.