Insolita sovrapposizione tra Cesare Salvi e Francesco Giavazzi, concordi nella critica alla proposta di Walter Veltroni di 1.000 euro al mese per i precari.

Scrive Salvi su Liberazione (link aggiunti, miei):

Walter Veltroni e la bufala dei 1.000 euro al mese per i giovani
Estratto da Liberazione, 21 marzo 2008

Ero incerto se scrivere questo articolo per Liberazione o inviare un esposto dello stesso contenuto al giurì contro le pubblicità  ingannevoli. Si tratta di denunciare, infatti, uno dei più clamorosi inganni della campagna elettorale: la proposta, propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e nei telegiornali di provata fede (cioè quasi tutti) di una legge che stabilisca un salario minimo garantito di mille euro per i precari. […] Nel programma del PD (che, come si vede, non va stracciato ma letto con attenzione) la proposta è la seguente: “sperimentazione di un compenso minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo) per i collaboratori economicamente dipendenti (con l’obiettivo di raggiungere 1.000/1.100 euro netti mensili)”. Come si vede: devono essere d’accordo i padroni (pardon, gli imprenditori); la cifra propagandata da Veltroni è solo “l’obiettivo” che, se Colaninno e Calearo saranno d’accordo, forse si potrà  raggiungere; non si parla di salario, ma di “compenso”; in quarto luogo, tutto ciò è previsto per “i collaboratori economicamente dipendenti”.
Sono andato a rileggere la legge 30, ma tra le quarantasette figure contrattuali precarie in essa previste, questa non compare proprio. Al
preoccupatissimo Francesco Giavazzi (.Pdf), fornisce spiegazioni esaurienti Enrico Morando (.Pdf). Nulla, nel programma del Pd, è scritto a caso. Morando chiarisce che non si parla di salario, ma di compenso proprio perché non ci si riferisce al lavoro precario ma, appunto, a questi misteriosi collaboratori economicamente dipendenti (cioè a nessuno o quasi) e che la misura mensile va articolata per giornata/ora. Lo sbalordito Francesco Giavazzi non può che domandarsi nella sua replica: «Davvero il Pd propone 1.000 euro al mese senza neppure l’indicazione delle ore di lavoro cui esso farà  riferimento?». Veltroni parla di salario; Morando ha corretto in compenso. Chi lavora sa bene quanto è diverso andare a fare la spesa con in tasca un salario – che arriva uguale tutti i mesi – o un compenso – che arriva quando vogliono (i padroni) e quando e quanto riesce (a lavorare). Veltroni parla di precari, Morando ha spiegato che ai contratti a termine, agli interinali, ai part time fasulli, al lavoro intermittente, insomma ai milioni di precari in carne e ossa, la proposta nemmeno si applica. […]

Bella prova d’orgoglio dei freelance del mondo della comunicazione commerciale, che senza mezzi termini dicono di non essere interessati a un lavoro a tempo indeterminato anche se venisse loro offerto “a pari condizioni”.

Tempo indeterminato no grazie!Questione incomprensibile ai più, ma perfettamente lineare se si pensa al lavoro autonomo di seconda generazione e all’indipendenza operativa e professionale che hanno raggiunto oramai gli esperti di Web design, grafica e pubblicità . Lo spunto viene dalla ricerca presentata dal Capitolo Freelance di ADCI di cui parlo in “Indipendente, aspirante imprenditore, sempre in lotta con il reddito“, pubblicato su JOB 24 online di oggi. Su JOBTalk ulteriori riflessioni e campo aperto ai commenti.

Di seguito alcuni dati molto interessanti. [Qui la ricerca completa in formato PDF]. In coda parte dell’intervista telefonica a Pasquale Diaferia, di Special Team, sul lavoro da freelance e sulla libertà  di cui gode rispetto a chi sta in agenzia.Continua a leggere

Giovani e inesperti. Chi spiega a un freelance alle prime armi come fare un preventivo? Su JOB24 online oggi tratto la materia in maniera discorsiva in “Come farsi pagare il giusto? I metodi per quantificare il valore di tempo e talento“.

Qui, se interessa, lascio alcuni elementi più tecnici, su cui ragionare. In alcuni post precedenti abbiamo già  analizzato come equiparare le ore di un professionista con quelle di un dipendente. Ora facciamo un passo avanti, per capire come determinare il valore dell’ora lavorata di un freelance secondo un metodo diffuso nel mondo anglosassone. (Ok, è soltanto per “ora lavorata”, abbiate pazienza, prossimamente tratterò anche progetti, forfait, revenue sharing o valutazioni generali di budget dei clienti)

Il suggerimento viene da un post di HTML.it e dal sito HOW Design. Lo schema da cui prendiamo il modello di calcolo è “What should I Charge?” (.PDF), liberamente scaricabile.

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COME FARE?

1) definire a priori quale reddito si desidera ottenere in un anno, al lordo delle tasse e dei contributi;Continua a leggere