Negli ultimi anni il tema della gratuità  e la ridondanza delle questioni legate all’economia del dono [alle quali, per fortuna, sono rimasto del tutto immune, avendo letto chi ha sminuzzato Mauss senza troppo clamore (Cfr. il paragrafo “Donare il tempo ha un costo individuale” di questa pagina)] sembrano avere dominato tra i blogger. Nessuno però ha mai osato innestare il dibattito in  questioni di lavoro: l’esposizione personale evidentemente è troppo alta.

Vi segnalo uno spunto di riflessione molto interessante (“Giving It Away: The Impact of Free Labor“) pubblicato su Web Worker Daily sul free labour online. L’autore, dopo avere avuto notizia di collaboratori non pagati che accettano di mandare pezzi a note riviste soltanto per far apparire la propria firma, si chiede:

When you do choose to do something for free, does it weaken the revenue-generating powers of the industry as a whole?

Senza ipocrisie, dichiara apertamente di scrivere gratis per alcuni editori. Rispettando, però, questa unica regola:

I try to limit the work I do for free to clearly defined categories. That is, I will work for free in segments where I don’t think enough capital exists to support an ecosystem of paid professionals.

Ovviamente, si dice, è una logica facilmente attaccabile che può addirittura essere ribaltata:Continua a leggere

Facendo seguito all’ultimo post sulle Opportuità  della crisi ho recuperato qualche dato sul buoncostume nazionale legato ai pagamenti nel confronto con altre realtà  europee. I dati sono elaborati da Intrum Justitia e pubblicati sull’ultimo bollettino “European Payment Index 2008” (.PDF).

Payment Duration in UE (in Days)

Ricordando ancora una volta che esiste una legge (il D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231) per i pagamenti a 30 giorni dei professionisti, eccovi qualche indicazione sulla buona creanza delle imprese italiane.

Pagamenti Medi in UE

Azione d’attacco del Sole 24 Ore per informare e sensibilizzare sul tema degli stipendi delle donne in Italia. L’inchiesta spalmata su più giorni ha visto ieri la pubblicazione dell’articolo di Nicoletta Picchio “Donne, la disparità  in busta paga” (PDF) [online qui] e oggi “Se il posto è rosa lo stipendio cala” (PDF) [online qui] di Carmine Fotina e Serena Uccello.

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A seguire pubblico anch’io alcuni dati di cui sono in possesso e che mostrano una lettura interessante e in controtendenza del gap tra i generi. Seguite il ragionamento in tre parti, se vi interessa la materia. Usiamo come fonte il “Rapporto 2008 – Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane” elaborato da ODM Consulting e Unioncamere (qui un approfondimento e materiali. Questo, invece, il comunicato stampa in .DOC).

Prima parte: calcoliamo la media delle medie, ovvero usiamo dati aggregati consolidati sull’anno 2007:

Retribuzioni lorde medie in Italia – Anno 2007:
UOMINI ‚¬ 28.000DONNE ‚¬ 24.100
Scarto nel 2007: 16% (16,5% nel 2003)

Seconda parte: scendiamo in profondità , guardando ad alcuni cluster professionali aggregati (che costituiscono il 28,4% dell’occupazione femminile):

Professioni non qualificate – Diff. retributiva Uomini / Donne = 1,7%
Dirigenti – Differenza retributiva Uomini / Donne = 3,3%
Impiegati – Differenza retributiva Uomini / Donne = 3,9%

 Retribuzioni e Genere - I grandi gruppi professionali

Terzo passo: il corpo a corpo. Continua a leggere