Il gruppo degli autori di noiseFromAmeriKa è piuttosto bravo, devo dire. Perfetta la definizione dell’effetto Galliani applicato al caso Alitalia.
Categoria: Lavoro
Sarti e pubblicitari del nuovo millennio
Apprendo navigando su LinkedIN che esistono oggi i Long Tail Consultant e mi chiedo se fra breve salteranno fuori anche i Feed Strategist, i Buzzing Consultant o i Fake’s Inseminator. Sì, proprio quest’ultima potrebbe essere una buona “professione al tornasole”, per mettere cioè alla prova il canale mainstream, come piace a molti online. Il cane non abbia più soltanto, ma vuole mordere. Anche questo fa parte del Web 2.0. La vicenda Sarah Palin lo dimostra. A onor del vero bisogna dire, però, che l’effetto generato è spesso più quello del marketing virale.
Quando penso alle professioni classiche riesco quasi sempre ad associare il cuore dell’innovazione che ha dato vita a quel mestiere. Per i sarti c’è un ago e un filo con cui la mia immaginazione si salva, per il fabbro un tornio, per il giornalista una macchina per scrivere, anche se non la usa più nessuno. Nella diaspora professionale che ruota intorno alle tecnologie è invece sempre più difficile capire chi fa che cosa e soprattutto come. In particolare nel contesto delle professionalità indipendenti, fuori cioè dai classici cicli produttivi (anche se de-industrializzati) tipici delle società informatiche.
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P.S. Per gioco, faccio omaggio agli amici del Corriere delle Comunicazioni di questo mio contributo entropico, e molto markettaro, oltre che iniziatico [per me] al mestiere di Web Faker. Come detto sopra, il faking di questo genere non è del tutto estraneo al marketing. O mi sbaglio?

Dare voce
Non le manda a dire al Governo. Nero su bianco, nel bel documento dal titolo “Scenari di Riforma del Mercato del Lavoro italiano“, scaricabile in formato Word qui), Pietro Ichino ritorna sul tema più invisibile, ma più drammatico del nostro Paese, il dualismo tra lavoratori “protetti” e “precari”. E parte dal pasticcio legato alla revisione dei contratti a termine:
[…] l’allargamento della possibilità di assumere personale a termine disposto dall’articolo 21 del decreto-legge n. 112/2008, sostanzialmente consolida il regime di apartheid tra protetti e non protetti.
Alla perpetuazione del modello del mercato del lavoro duale non deve, invece, e non può rassegnarsi una sinistra moderna, attenta alla comparazione con le esperienze offerte dei Paesi stranieri più civili. Innanzitutto perché quel modello è iniquo (genera posizioni di rendita da una parte, dall’altra situazioni di precarietà di lunga durata, per ragioni che hanno poco o nulla a che vedere con il merito delle persone interessate). Ma anche perché esso è inefficiente: per un verso, scoraggia l’investimento nella formazione dei lavoratori che ne avrebbero più bisogno, i precari; per altro verso, nella parte più protetta del tessuto produttivo, genera una cattiva allocazione delle risorse umane; per altro verso ancora, espone gli imprenditori più scrupolosi alla concorrenza differenziale di quelli più spregiudicati nell’utilizzo della manodopera.
Quel modello è stato prodotto, nei decenni passati, da una politica debole, incapace di far prevalere gli interessi generali su quelli organizzati, di dar voce alla metà della forza-lavoro non rappresentata nel sistema delle relazioni industriali; di dar voce, più in generale, agli interessi dei milioni di persone oggi escluse dal nostro mercato del lavoro (se questo funzionasse come quello britannico, avremmo 5 milioni in più di italiani €” di cui 4/5 donne €” al lavoro: lo spreco è colossale). Occorre voltar pagina rispetto a questa lunga stagione infelice della nostra politica del lavoro.