Trovare lavoro attraverso i Centri per l’Impiego (CPI) si sà  non è cosa semplice perché le professionalità  intermediate spesso sono di basso profilo. Arrivare a dire, però, che il “bilancio delle loro attività  sia in forte rosso” dopo 10 anni dalla fine del collocamanto pubblico mi pare una forzatura. Forse non tutti sanno che nei Centri Pubblici si svolgono un’infinità  di attività , alcune molto importanti di raccordo con il territorio o la gestione delle crisi, cosa che i privati non fanno, e non soltanto l’intermediazione. Sono l’unico punto di contatto, per esempio, dove “agganciare” gli inattivi.

Motivi dei contatti con i Centri Pubblici per l’Impiego

Attività  dei Centri Pubblici per l'Impiego

[Fonte Rapporto di Monitoraggio 2007 sul Mercato del Lavoro – Ministero del Lavoro]

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Il giorno seguente alle buone notizie sull’occupazione registrata da Istat, qualcuno ha deciso di rovinare la festa e fare i conti sui precari. Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli pubblicano su La Voce.info i risultati. Questa la sintesi finale:

Complessivamente l’area della precarietà  coinvolge 3.757.000 individui, tra i quali uno su quattro non è occupato. L’incidenza di tale area sulla platea potenziale di riferimento costituita da tutti gli occupati e dai non occupati con precedenti esperienze lavorative che mantengono un certo attachment con il mercato del lavoro (complessivamente 25.613.000 unità ) si attesta al 14,7%. L’incidenza dell’occupazione precaria sul totale (23.001.000 unità ) è pari al 12,2%, mentre tra coloro che non hanno più un lavoro, ma sono in cerca di una nuova occupazione o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare (2.612.000 unità ) i precari sono il 36,3%.

E qui la tabella riassuntiva:

 Forma contrattuale Status occupazionale Numero di lavoratori
  Valori assoluti Incidenza (%)
 Dipendenti a termine
 involontari (tutte le
 tipologie contrattuali)
Occupati 1.979.000  
Non più occupati 789.000
 Co.Co.Co e/o
 Co.Co.Pro
Occupati 394.000*
Non più occupati 67.000
 Collaboratori occasionali Occupati 71.000*
Non più occupati 54.000
 Autonomi con Partita Iva Occupati 365.000
Non più occupati 38.000
 Totale lavoratori precari Occupati 2.809.000 12,2**
Non più occupati 948.000 36,3***
Totale 3.757.000 14,7****
 Fonte: La Voce.info – Elaborazioni degli autori su dati ISTAT-RFL e ISFOL-PLUS
 Note: (*) Valore medio tra RFL e PLUS; (**) Sull’occupazione complessiva;
 (***) Sulle persone non più occupate ma in cerca di un nuovo lavoro o
 immediatamente disponibili a lavorare; (****) Sulla platea di
 riferimento complessiva.

Non chiedetemi perché, ma mi sono ritrovato in mano una copia del Corriere della Sera di domenica 1 febbraio 1976. Non saprei dire se la domenica era giornata di annunci di lavoro, ma quelli pubblicati hanno tutta l’aria di essere RPQ (Richieste Personale Qualificato). Gli annunci più grandi riguardano un direttore commerciale, un direttore di stabilimento, un ingegnere meccanico, una segretaria ufficio vendite e ragionieri. Insomma in termini di domanda (o di strategie di recruiting) non mi pare sia cambiato molto a distanza di 30 anni .

Tre grandi diversità , però, saltano all’occhio: 1) non esistevano società  di selezione; 2) non c’erano profili lavorativi in inglese [Key account manager e via discorrendo..]; 3) anche qualche richiesta di impiegati si nascondeva tra le ricerche di supermanager.

Ricerca HoneywellAllora come oggi si richiedeva l’essere giovani, conoscere l’inglese ed esperienze di settore. E altra cosa, gli annunci occupavano una sola pagina: i giornali campavano sulle vendite, non sulle inserzioni.

Interessante questo annuncio per la ricerca di un “protoinformatico” addetto a un sistema di General Electric usato da Honeywell per processi di automazione. Trent’anni fa quelli che noi chiamiamo EDP manager erano soltanto “tecnici di manutenzione” e i computer “calcolatori di processo”.

[Fonte: Corriere della Sera, 1 febbraio 1976]