Manufactured Landscapesàˆ un periodo in cui l’ambiente sta ritornando in prima pagina su molti giornali, complice il fatto che notizie catastrofiste e un Oscar ad Al Gore per An Inconvenient Truth sul clima hanno riavvicinato politica e ambientalismo. Personalmente ho trovato, invece, di un gran bello il documentario Manufactured Landscapes di  Jennifer Baichwal, sul lavoro fotografico di Edward Burtynsky, artista che ha girato il mondo e catturato immagini dei paesaggi modificati dall’uomo e dal suo lavoro.

Al centro dei “paesaggi manufatti” c’è la Cina e la massiva introduzione di strutture industriali e architetture che modificano in maniera irreversibile il territorio. Cattedrali del lavoro, imprese in sterminati capannoni, campi infiniti dove anche gli scarti e l’immondizia vanno rilavorati, montagne tagliate a misura, miniere che raccolgono migliaia di lavoratori con divise uguali, processi uguali e ripetitivi che innestano il lavoro umano, il braccio e la mano, nella macchina, in sequanze quasi ipnotiche. Panoramiche ad ampio raggio su ambienti “paesisticamante modificati” che hanno dell’incredibile. 

Quella che in Italia siamo soliti chiamare “archeologia industriale”, spesso perché già  morta, lì sta venendo alla luce con volumi di gran lunga superiori a quelli ai quali siamo abituati in Europa. Senza contare l’impressionante massa di persone che fanno parte dello stesso paesaggio e che mostrano con forza che cosa sia realmente la manifattura, l’azione della mano e del corpo nella realizzazione di un prodotto fatto in serie. Per società  come la nostra che hanno spostato il valore del lavoro dai prodotti alle informazioni è un documentario shockante, che riporta di una tacca indietro l’evoluzione economica a cui siamo inconsapevolmente abituati.

Avevo già  visto qualcosa di simile, ma soltanto accennato, nel documentario Surplus – Terrorized Into Being Consumers (2003), di Erick Gandini (in cui c’è uno Steve Ballmer da panico!). Il lavoro filmico della Baichwal è più insistente, più lento e al tempo stesso più denso, più forte. 

Di seguito il trailer del documentario distribuito su You Tube.

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P.S. Lo vogliamo invitare anche in Italia questo fotografo?

Stabilizzazione, 19 giorni alla deadline (se non vi saranno proroghe). A che punto siamo?

Come già  ricordato in un post precedente il 30 aprile si chiude la finestra per richiedere la stabilizzazione dei lavoratori precari. A fianco dell’inspiegabile titubanza di questo governo nel rendere chiare le condizioni, emerge anche un secondo elemento di riflessione. Ne parla Il Manifesto (file .TIFF), citando il caso di Ferrovie dello Stato e delle società  che in subappalto gestiscono il suo call center. Cosa succede a imprese come queste che si trovano tra l’incudine (ispettori alle porte) e il martello (possibili cause di lavoro)? Hanno deciso di puntare verso la conversione dei Co.co.pro in rapporti a tempo determinato. Il legislatore permette questo passaggio per contratti fino a 24 mesi.Continua a leggere

Attivate da qualche mese, segnalo le quattro nuove banche dati sul lavoro realizzate da Italia Lavoro. Un insieme di servizi online che Valentina Caracciolo, sul newsmagazine dell’Ente definisce “rivolti a chi deve muoversi nel mercato del lavoro per analizzarlo, per capirlo e per progettarlo e progettarne le politiche avendo a disposizione un quadro chiaro dell’esistente, ma anche del meglio già  realizzato in fatto di servizi per il lavoro“. 

Il punto di accesso principale è Documenta, che raccoglie 8.000 documenti di 12 tipologie (normativa europea, nazionale, regionale ecc.) per 34 tematiche diverse (agricoltura, sostegno alle imprese, sommerso ecc.). In Buone Prassi, invece, si possono leggere (per ora) 200 casi di studio. Ci sono poi Normalavoro e Monitor (che raccoglie statistiche e bollettini ufficiali).