Sembra lo storyboard di un film di Alan Parker, ma accade oggi davvero nel cuore degli Stati Uniti con tutti i connotati di un caso che farà  scuola nella fenomenologia delle relazioni sociali tra Stato, forze sindacali, cittadini attivi e questa volta anche con il mondo dei freelance, curiosamente schierato a fianco dei sindacati del Pubblico Impiego! Una vicenda che esce dai più classici paradigmi con i quali siamo abituati a dividere e interpretare il mondo del lavoro.

Accade nel Wisconsin, dove un Governatore repubblicano sotto la falsa etichetta di “tagli alla scuola” in uno Stato quasi sull’orlo della bancarotta (con un deficit di 9,6 mld di dollari), nasconde la volontà  di cancellare la contrattazione collettiva – collective bargaining – delle trade unions più vecchie d’America.

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Curioso come la critica che l’autore di Tempi difficili (Hard Times) rivolse a Jeremy Bentham abbia una sua forza anche oggi. Se si persegue “la più grande felicità  per il più grande numero di persone” (un assunto dell’utilitarismo, corrente filosofica criticata da Dickens), dimenticando buona parte di chi esce dai margini della statistica e del mondo visibile si finisce per dipingere un quadro senza prospettiva, piatto, forse inutile. E ancora più grave è farlo oggi, visto che la transizione tra condizioni lavorative è quanto più utile studiare e sostenere.

Di che cosa sto parlando? Dell’impegno delle nostre istituzioni locali. Oggi la Provincia di Milano ha presentato i dati sull’occupazione nel nostro territorio [scarica qui la presentazione: “Tempi Difficili” (.PDF) e il Comunicato Stampa] e ha pensato bene di prendere come base statistica le Comunicazioni Obbligatorie relative al lavoro alle dipendenze. Ci sono tutti, dal part-time all’apprendistato, dal full-time agli occasionali. Mancano i lavoratori indipendenti, Paria della statistica, invisibili, fuori dal mercato che interessa alle Istituzioni. Il panorma è inquietante: calano il part-time e le assunzioni a tempo indetermianto, cresce tutto ciò che è a termine. La domanda dequalificata prevale, le professioni intellettuali sono messe nell’angolo. E i freelance scomparsi! Tempi ancora più difficili a Milano per noi independent workers.

In contemporanea su Sole e Corriere oggi due articoli ricordano come sia attuale la trasformazione del mondo del lavoro e la sua migrazione verso le tecnologie digitali.

Figure richieste ItalyDa una parte Luca De Biase sostiene (articolo in .PDF) che il digitale non distrugga il lavoro, ma traslochi l’occupazione. Cancella posti, ma ne crea altri. Dall’altra Ivana Pais che anche le Agenzie per il lavoro si stiano dando da fare per cercare figure “high skilled” nel segmento 2.0 e per questo chiama in causa l’ultimo monitoraggio europeo sulle Job vacancies.

In realtà  occorre aggiungere qualche pezzo in queste due analisi. Non che siano sbagliate, ma non dicono tutto. Da una parte, per esempio, manca una valutazione sui processi di frammentazione dei sistemi di organizzazione del lavoro (cosiddetto “post-fordismo”) ai quali si accompagnano oggi radicali trasformazioni legate alla condizione del lavoratore, alla metamorfosi dei diritti legati al sistema di Welfare e alle condizioni socio-economiche. Cambia il lavoro, cambiano i compensi, cambiano i diritti.

Se fai diventare un operaio che sta in linea alla produzione di elettrodomestici un pickerista che lavora a tempo, su chiamata, in un centro di logistica con cuffiette per il picking vocale di scatolame vario sui pallet, hai certamente creato una trasformazione come minimo a somma zero, ma hai deregolamentato molto del vecchio sistema e tolto qualche diritto al lavoratore. Entrate nei magazzini dei grandi distributori della GDO per credere. Io ci sono stato, per fare analisi sui software. Ottimi, eccezionali. In mano a extracomunitari che lavoravano in gironi danteschi (e non vi dico che casino, come una legge del contrappasso tecnologico, per inizializzare il riconoscimento vocale…).

Facciamo un altro esempio più vicino alla Knowledge society. Continua a leggere