Segnalo la bella analisi di Carlo Alberto Pratesi dell’Università  Roma Tre uscita oggi su La Repubblica – Affari & Finanza che spiega i motivi per cui in Italia non decolla ancora il telavoro. Così scrive:

Quello che rende diverse le aziende nell’approccio al telelavoro è la loro cultura organizzativa di base: laddove si è maturata nel tempo una consuetudine alla delega e alla responsabilizzazione, il lavoro a distanza attecchisce bene e senza traumi. Diverso il caso delle organizzazioni più verticistiche dove c’è il “capo” che decide tutto e che crea la sindrome delle riunioni. In quel tipo di aziende occorre sempre incontrare le persone: non bastano le e-mail o le telefonate per avviare un lavoro. Senza un incontro vis a vis nessuna azione viene posta in essere.

Ho sempre pensato che i due mali maggiori della cultura organizzativa moderna fossero la cosiddetta “leadership fuffa” e la deriva del “lifelong meeting”.

The Domain Industry News Magazine ha pubblicato la classifica dei domini passati di mano in questo ultimo periodo e per i quali sono stati spesi più soldi. “Career.net”, al quarto posto, è stato venduto per 52.500 dollari! In Italia “carriera.it” è appannaggio di un trafficone di domini. Nel suo portale sugli aforismi, immettendo la chiave di ricerca “lavoro”, si legge: “Ci sono ladri che praticano il furto molto più correttamente di come molti galantuomini praticano l’onestà “.

Sono state pubblicate le linee guida del Garante della Privacy per l’uso della posta elettronica e di Internet in azienda (che avevamo già  anticipato due mesi fa). I datori di lavoro pubblici e privati non potranno più controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti se non in casi eccezionali.

La questione è particolarmente delicata €” afferma il relatore Mauro Paissan, attraverso un comunicato stampa €” perché dall’analisi dei siti web visitati si possono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono avere contenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e la lesione della riservatezza dei lavoratori“.

L’Autorità  prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità  di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità  che vengano effettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine Web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell’attività  lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori.