La questione lavavetri è all’ordine del giorno e così pure il tema della sicurezza, che verrà  inevitabilmente associata – ci si può scommettere – a extracomunitari, lavoro nero e permessi di soggiorno. Recentemente il Parlamento Europeo ha pubblicato una risoluzione sulla promozione del “lavoro dignitoso” (in formato PDF quipassata decisamente inosservata dalle nostre parti. Non riguarda soltanto quello che nell’immaginario cade sotto la voce “sfruttamento” (del lavoro minorile, degli extracomunitari ecc.) ma il lavoro tout court. Si legge nella Risoluzione: “Gli sforzi per promuovere il lavoro dignitoso dovrebbero includere i lavoratori dell’economia formale e informale, come pure i lavoratori del settore agricolo, i lavoratori autonomi, i lavoratori a tempo parziale, i lavoratori temporanei e i lavoratori a domicilio”.

E ancora: “àˆ necessario migliorare la trasparenza dei mercati del lavoro, in modo che tutti i tipi di lavoro (a tempo determinato o indeterminato, a tempo pieno o parziale, retribuito su base oraria) siano ufficiali e congruamente retribuiti e rispettino pienamente i diritti dei lavoratori, le norme fondamentali del lavoro, il dialogo sociale, la protezione sociale (compresa la salute e la sicurezza sul lavoro) e la parità  tra donne e uomini”. Il dibattito sul Welfare, ce lo dice l’Europa, dovrebbe ripartire da qui, dalla dignità  [da un nuovo Statuto?] del lavoro.

Non è complicato fare un pastoncino delle notizie estive in materia di lavoro che hanno guadagnato la cronaca nazionale. Le uniche filtrate sui giornali nel mese di agosto sono: a) la colossale cazzata sparata da Francesco Caruso, per la quale si è scomodato anche il Quirinale (io semplicemente gli avrei regalato un biglietto di sola andata per la Giamaica); b) la notizia sul fatto che secondo la Cassazione il mobbing non sia reato; c) la decisione del Comune di Firenze di prendersela con i lavavetri. C’è poi l’intervista a Giordano rilasciata al Corriere della Sera e la questione della manifestazione organizzata per il 20 ottobre dalla sinistra radicale per chiedere le modifiche al protocollo sul Welfare (“immodificabile” per Damiano). Poco si è scritto, purtroppo, sulla morte di Bruno Trentin (Cfr. anche qui e qui). Nulla sul nuovo Testo Unico sulla sicurezza. Le polemiche sulla Legge Biagi non si sono placate neppure sotto il sole d’agosto. Tutti (non soltanto Ichino che oramai scrive sul Corriere più di Sartori, Galli Della Loggia e Panebianco messi insieme) hanno voluto dire qualcosa a proposito o a sproposito [le citazioni nei prossimi post]. Più che tecnica, come al solito, la materia è diventata politica. E questo è certamente un male perché significa che si espanderà  a macchia d’olio come questione general generica sulla precarietà /flessibilità  (ma che fine ha fatto la proposta di Legge Pagliarini?). E se va male ci scappa pure la crisi di Governo. Insomma siamo rimasti dove eravamo, con qualche certezza in meno, come al solito.

Per fortuna un po’ di sole sono riuscito a prenderlo.