Nel 2000 invia ben 13.000 SMS a utenze private con il cellulare aziendale, spendendo 3.235 euro. L’azienda (Telecom Italia) lo licenzia. Dopo 8 anni si chiude la vicenda: il giudice sentenzia in via definitiva che si tratta di un provvedimento illegittimo perché non susssite alcun “nocumento morale o materiale oppure la commissione di delitto in connessione con l’esecuzione del rapporto di lavoro“.

Ok per quanto riguarda il diritto del lavoro, ma con lo spamming telefonico come la mettiamo?

La solita storia. Ne ho pieni i coglioni. Ecco, l’ho detto.

CASO A 

Oggi sono terminati alcuni lavori di ristrutturazione di cui vi ho parlato qualche tempo fa. L’imprenditore edile si è presentato in casa mia con la fattura di saldo. Alla mia dichiarazione di pagare a 30 giorni si è infuriato, urlando di stracciare la fattura e spaccare tutto il lavoro fatto (un soppalco in cartongesso, la muratura di qualche finestra e un paio di pareti in gesso). I motivi? Oltre al fatto che gli ho fatto fatturare tutto e di solito fa del buon nero, erano ben poche lire, per lui che tratta grandi opere e si è sperticato per aiutarmi visto che il mio nominativo gliel’ha passato il padre di un’amica… Ok, gli ho detto, non spaccare nulla. Ti faccio il bonifico oggi o domani.

CASO B

Ad aprile ho terminato un lavoro per una multinazionale. L’attività  è stata gestita dalla sua agenzia di marketing, che mi ha fatto fatturare il mese successivo (a maggio) verso una controllata. Oggi sono passati 120 giorni e ancora non compare nulla sul mio conto corrente: scatta l’allarme. Chiamo in azienda, ma l’account dice che i fornitori li gestisce una società  terza, di servizi amministrativi. Il responsabile riceve telefonicamente una volta alla settimana. Mi va bene perché è oggi. Il contabile dichiara che ci vorrà  molto tempo per la mia fattura perché il cliente iniziale non ha ancora pagato l’agenzia e senza soldi incassati – in barba a ogni legge pubblicata sul globo terracqueo – i fornitori col piffero che li pagano. Resto cioè all’asciutto. Evidentemente è una multinazionale senza cash flow oppure versa in cattive acque o semplicemente è amministrata da una banda di ignoranti.

WDDWNon basta avere un lavoro: deve essere dignitoso. Non lo dico io – anche se sottoscrivo in pieno questo concetto – ma la nostra Costituzione. Lo sostengono da anni l’ILO ed Eurofond, secondo i quali questo valore sostiene la coesione sociale, lo sviluppo economico, la lotta alla povertà . Lo ribadiscono tutte le organizzazioni internazionali del lavoro, non soltanto quelle sindacali. Oggi si festeggia questo diritto. L’UNI, il sindacato globale dei servizi che raggruppa 900 sindacati da tutto il mondo, composta dall’International Trade Union Confederation, dal Global Progressive Forum, da Social Alert e Solidar, ha promosso insieme a Eurofond, la Giornata Mondiale del Lavoro Dignitoso.

Lo scopo è di sensibilizzare cittadini, imprenditori, politici e istituzioni e aumentare la consapevolezza sul valore del lavoro dignitoso (decent work), punto cardine della lotta al sommerso e al lavoro irregolare, ma non solo. Comprende anche la questione dei salari, della continuità  lavorativa (precarietà ) e soprattutto della salute.

Ma che cosa significa “lavoro dignitoso” in concreto?

Facciamo un esperimento, se vi va. Io elenco ciò che a me sembra fondamentale. Se poi avete voglia di aggiungere altri elementi, fate pure, i commenti sono liberi.

Un lavoro dignitoso:

– non mette in pericolo la tua vita;
– non ti discrimina per razza, sesso, età , religione e convinzioni politiche;
– non impiega minori;
– è regolarizzato da un contratto;
– ti offre una retribuzione congua con l’attività  svolta, il tempo impiegato e il costo della vita nel Paese in cui vivi;
– non lede i tuoi diritti fondamentali individuali;
– non crea sperequazioni nel trattamento verso prestazioni sociali;

– non ti ostacola se desideri dare continuità  al tuo reddito;
– è pagato secondo tempi ragionevoli;
– è pagato secondo le normative vigenti in ogni Paese e comprende tutti gli oneri previsti per i rapporti di lavoro;
– valorizza le tue competenze o ti forma verso nuove e più adeguate allo svolgimento delle tue mansioni;
– ti consente di crescere una famiglia;
– non è fonte di stress, disagio e malattie, anche psicologiche…

… voi dite che tutto questo è cosa superata, già  assimilata dalla nostra società ? Non corriamo dunque alcun pericolo?

P.S. Ho controllato la rassegna stampa di oggi in Italia. Non c’è un solo articolo dedicato a questa ricorrenza! Per fortuna almeno Napolitano ne parla…