Da poco pubblicata su YouTube la bella inchiesta sviluppata dalla redazione di EXIT (La7) sulle raccomandazioni politiche all’interno delle agenzie di lavoro temporaneo che controllano le assunzioni presso uffici pubblici. Si spiega che cosa ci sia dietro il caso De Magistris. Eccola.
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Una moda recentissima, testimoniata da molti commentatori del mercato del lavoro (e soprattutto della Legge Biagi), giornalisti e autori di libri, è di considerare la flessibilità  come una condizione dello spirito, una qualità  legata all’impegno che – se sincero – verrà  premiata. Per loro l’happy end è sempre prima dei titoli di coda che chiudono la saga della precarietà  e la ribattezzano, ex post, “flessibilità “. Una logica un po’ “hegeliana”, un po’ ruffiana. Purtroppo, però, non sanno mai indicare quanto durerà  il film e come mai per qualcuno la sintesi non arrivi mai.Continua a leggere

Fate bene i conti. Se a prima vista le cifre appaiono in un modo, è meglio guardare tutte le voci prima di accettare contratti a progetto. I valori escludono TFR [che per i lavoratori dipendenti è pari al 7,41% della retribuzione non corrisposta a titolo occasionale], malattia pagata, ferie o permessi retribuiti (potendo gestire in autonomia i progetti), mensilità  extra, bonus, premi, benefit. Questo esempio è riportato sull’ultima Guida di Job 24Trovare Lavoro nell’era della flessibilità “.

La busta paga del Co.co.pro

Inail e Irpef sono a carico del collaboratore per la quota di 1/3 (all’azienda spettano i due terzi). Nell’esempio si calcola un coniuge a carico e un figlio (in caso contrario si tolgono dal netto questi valori). In altre parole, un giovane di buone speranze a cui si offrono 2.500 euro lordi al mese intascherà  1.770 euro netti. Per 2.000 euro ne vedrà  al netto circa 1.400, per una proposta di 1.500, ne guadagnerà  circa 1.090. Questo varrà  finché non verranno alzate le aliquote previdenziali, che il ministro Damiano ha già  detto di voler portare al 27%.

P.S. Personalmente suggerisco di usare al Tabella anche al contrario per capire, dato un determinato lavoro e quanto si desidera guadagnare [visti anche gli svantaggi su maternità , malattia, congedo parentale e TFR, che in qualche modo si deve far pagare come rischio al datore di lavoro], quale valore lordo minimo si è disposti ad accettare. Co.co.pro non significa essere fessi. Fate bene i calcoli.

P.S. Per chi ha una partita IVA, invece, suggerisco questa metodologia per affrontare il problema dei costi (= quanto chiedere). Dal punto di vista del rapporto lordo/netto, invece, si tenga presente che l’aliquota previdenziale per Inps 2 del 23% viene pagata interamente dal collaboratore e, in aggiunta, si deve calcolare l’Irap sul reddito complessivo.