Consigli ai Freelance. Se desiderate mettere in chiaro con i vostri clienti che conviene anche a loro pagarvi con tempi ragionevoli esiste oggi un piccolo espediente tecnico e si chiama “esigibilità  differita”. Dopo l’approvazione della normativa sul pagamento IVA per cassa (ovvero soltanto quando incassata), si può fare così:

  • produrre la fattura;
  • apportare questa dicitura: “operazione con IVA a esigibilità  differita ex art. 7 D. L. 185/2008“;
  • spedirla;
  • attendere fiduciosi, come sempre.

Poiché l’IVA ora è vincolata alla liquidazione periodica del primo periodo successivo al momento dell’effettiva riscossione/pagamento del corrispettivo, e non più con riferimento all’emissione della fattura, un’impresa che ricevere una fattura con tale dicitura obbliga l’azienda a pagare immediatamente la fattura per poter procedere alla detraibilità  dell’IVA. In caso contrario dovrà  attendere, alla pari del fornitore. In precedenza, come noto ai freelance pagati a babbo di morto, che dovevano ingiustamente fare credito allo Stato e regalare interessi alle aziende, l’IVA diventava immediatamente detraibile anche se i pagamenti erano concordati a giorni 30, 60, 90, 120 ecc.

Oggi non più. Vediamo che cosa succede.

Qualche giorno fa, chiacchierando di redditi e opportunità  che le nuove normative consentono ai freelance e ai lavoratori autonomi per incrementare il proprio business, ho raccolto qualche interessante testimonianza. Due casi di concorrenza sleale favorita esattamente dalla Legge.

I CASO – Lavoratori in regime di minimo (forfettone) contro lavoratore senza minimi.

Immaginate due geometri che lavorano per un condominio. Il primo ha redditi che non superano i minimi previsti dalla Legge per l’applicazione del cosiddetto forfettone. Il secondo li supera. A parità  di compenso richiesto il primo può omettere l’IVA, mentre il secondo deve aggiungerla. Il primo costa X, il secondo X+20%. Un condominio (o un qualsiasi cittadino) non recuperando l’IVA quale dei due fornitori sceglierà  secondo voi?

II CASO – Pensionati che lavorano contro lavoratore autonomo non pensionato.

Immaginate altri due consulenti in età  adulta. Il primo già  in pensione, ma che lavora ancora. Per agevolare la sua seconda vita lavorativa lo Stato ha pensato bene di fissare le aliquote contributive per il suo lavoro al 17% dell’imponibile. Il suo diretto concorrente, non ancora in pensione, paga invece il 25,72%  (Cfr. qui). Anche in questo caso, secondo voi, a parità  di ricavi che ciascun professionista vuole portare a casa con il medesimo lavoro, quale due due avrà  costi più alti per le imprese e dunque minori chance? Che cosa dovrà  fare per essere competitivo, se non quello di abbassare i prezzi dovendo pagare più soldi allo Stato?

Possibile che nessuno si sia accorto di queste pessime storture?

SDA Bocconi e Hay Group – immagino dopo una costosissima ricerca – arrivano a dire quello che su questo blog già  si affermava tempo addietro: “Le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini perché occupano posizioni svantaggiate. A parità  di incarico la differenza si riduce al 3%“.

Detto in maniera meno diplomatica significa che quando la competizione tra i sessi si gioca alla pari i differenziali sono ridottissimi.Continua a leggere