52 Jobs 52 Weeks 

Spettacolare rovesciamento delle parti e delle finalità  legate alla ricerca di un lavoro: Sean accetta impieghi soltanto di una settimana; non vuole compensi, ma li dona in beneficenza; desidera fare esperienza soltanto cambiando lavoro; è lui che offre visibilità  alle imprese che lo assumono (!) e non viceversa.

Questa è la filosofia alla base del progetto ONE WEEK JOB. Ci sono anche un blog e filmati. Sono previste 52 settimane in 52 posti diversi.

L’intuizione mi pare geniale, forse un po’ troppo ostentata. Fare diventare la precarietà  uno show è come chiedere a Epifani di presentare Sanremo, ma Sean ci riesce abbastanza bene, direi. La carriera? Può attendere, ovviamente. Meglio capire che cosa significa fare il panettiere, il designer di magliette, l’istruttore di free climbing ecc.

L’ho chiamata così per assonanza con “blogosfera”, anche se è un termine tutto da verificare. La jobosfera è il mondo dei blog dedicati al lavoro. Trovate una mappatura iniziale oggi su JOBTalk (“JobTech/ Tra diario e giornalismo, ecco la Jobosfera: i blog degli altri (ovvero tutti quelli dove si parla di lavoro)”). Si può anche migliorare sulla base delle segnalazioni dirette dei blogger.

Premi di risultato, addio. Riprendiamo di sorvolo la questione contrattazione, per completare il quadro. Mentre sindacati e Confindustria discutono sul futuro di quella nazionale, arrivano i dati CNEL (“Lineamenti di contrattazione aziendale tra il 1998 e il 2006″, file .PDF) sulle vicende che interessano gli accordi nelle imprese. Una débacle. Sembra che rappezzare il proprio stipendio discutendone direttamente con l’imprenditore non sia più una pratica così diffusa. Avviene in una azienda su dieci!

Hai voglia, come sostengono tutti, che sia necessario rilanciare la contrattazione di secondo livello… La causa – dice CNEL – è l’abbassamento della produttività . Domanda: ma viene prima l’uovo (incentivi, premi ecc.) o la gallina (aumento della produttività )?

P.S. Lascio qualche materiale utile, per approfondire: un articolo del Sole 24 Ore e uno del Corriere della Sera. Interessante anche la fuffa presentata da GIDP, del tutto distonica rispetto ai dati CNEL. Ci potevano cascare soltanto quelli di Libero Mercato :-).