Italia.itChe sia nata sotto una cattiva stella è cosa nota,  ma c’è chi ha deciso di peggiorare ulteriormente le cose. Italia.it oggi fa notizia per le politiche di dumping sul costo del lavoro freelance. In particolare di quello legato alle traduzioni delle pagine Web. Lo segnala la traduttrice Annalisa Dolzan, che ha deciso di scrivere direttamente all’On. Michela Brambilla, avviando anche una petizione, per denunciare l’errore macroscopico relativo ai prezzi indicati nell’annuncio del Ministero per il lavoro di traduzione del portale italiano del turismo. I collaboratori esterni non ci stanno:  “è una paga giornaliera paragonabile a quella di un operaio in uno sweatshop indonesiano!”.

INPS ha pubblicato le norme relative agli incentivi (Circolare 5/2010) che le imprese possono utilizzare per impiegare lavoratori che nel 2009 e 2010 sono stati o saranno in Cassa Integrazione Straordinaria. Questo uno dei passaggi:

L’incentivo spetta per l’assunzione di lavoratori che siano destinatari per gli anni 2009 e 2010 di ammortizzatori sociali in deroga […] L’assunzione può essere sia a tempo determinato che indeterminato, sia a tempo pieno che parziale.

[…], spetta al datore di lavoro che assume, per ogni mensilità  di retribuzione corrisposta al lavoratore, un incentivo mensile pari al trattamento mensile di sostegno al reddito che sarebbe stato erogato al lavoratore, al netto della riduzione del 5,84% […]

Ma il legislatore non si è posto il problema di inserire nel mercato del lavoro regole ufficiali di discriminazione? E chi non è in CIGS o è un disoccupato di lunga durata? Credo sia un tantino fuori dalle regole fissate dall’Europa…

Il diritto del lavoro sta perdendo la sua natura di standard minimo di trattamento universale, per assumere la natura di un ordinamento eminentemente derogabile: chi vuole lo applica e chi non vuole no […] La disciplina italiana del rapporto di lavoro regolare è vecchia ormai di oltre quarant’anni. àˆ stata scritta quando non esistevano né i computer, né Internet, ma neppure i fax e le fotocopiatrici.

Pietro Ichino (via Corriere.it)