Segnalo la bella analisi del blog Sapere Lavoro sulla parcellizzazione della cultura di massa dovuta all’emergere in Italia di un numero crescente di knowledge worker.

La vecchia figura dell’intellettuale generalista (sia esso giornalista, accademico o letterato) e la nuova figura di leader d’opinione di piccole e diffuse comunità  virtuali si rivolgono a segmenti ridotti e progressivamente specializzati della sfera pubblica. Viene meno un terreno unitario per orientare le masse e si affermano nuove élite molecolari, estremamente fluide, il cui campo d’influenza è limitato dai confini della specifica comunità  di appartenenza.

Questa trasformazione, si dice, sta indebolendo i sistemi di rappresentanza, primi fra tutti quelli dei partiti, dei sindacati e degli ordini professionali.

L’Associazione Italiana dei Direttori del Personale (AIDP) ha pubblicato il primo numero del periodico “HR ON LINE”. A dire il vero il modello è piuttosto classico, da rivista cartacea online. Nessuna interattività , possibilità  di feedback, feed ecc. I contenuti a ogni modo sono buoni. Continua a leggere

Tecnologia e DemocraziaSi può parlare di tecnologie e di democrazia anche sotto il profilo del lavoro. Due temi che solitamente sono abbinati per disquisire di digital divide, democrazia diretta e compagnia bella, Luciano Gallino li propone invece in ottica di globalizzazione del mercato del lavoro. Il testo, uscito in questi giorni, verrà  presentato oggi dall’autore alla Fiera del Libro di Torino (ore 16:00).

Segnalo alcune parti della bella intervista rilasciata oggi a La Stampa a Roberto Petrini dove si ricorda un fatto sempre trascurato della Rete: ha messo in competizione un miliardo di lavoratori che godono di buone condizioni di lavoro con due miliardi che hanno un salario dieci-venti volte più basso. Così racconta Gallino:

C’è stato un sapiente processo di ristrutturazione globale, una frammentazione delle cosiddette catene di creazioene del valore. Questo processo non sarebbe mai stato possibile senza telecomunicazioni e informatica: simili infrastrutture sono state oggetto di formidabili investimenti e di pressioni da parte delle corporation transnazionali. [..] Se si va a guardare come nasce il fenomeno della globalizzazione ci si accorge che si è trattato di un trasferimento o dell’avvio di attività  produttive in luoghi dove i salari sono più bassi, gli orari più lunghi e le condizioni ambientali peggiori, con l’obiettivo primario di sottrarsi a tutele e obblighi dello stato sociale. Così le pressioni sui salari partono da Oriente e atterrano in Europa“.