Quasi non mi accorgevo, ma dopo anni sono arrivato a quota mille articoli su questo blog.

Quasi non mi accorgevo, ma dopo anni sono arrivato a quota mille articoli su questo blog.

Ancora due recensioni di Vita da Freelance. Una a cura di Radio Città Fujiko, che mi ha intervistato in occasione della presentazione del libro a Bologna l’11 ottobre alle Librerie Coop.

La giornalista Alice Bellicioni, che ringrazio, dedica una pagina dello spazio culturale del sito al nostro libro e a Mama Tandoori di Ernest van der Kwast. In coda alla recensione la radio pubblica anche l’audio dell’intervista mandata in onda giovedì scorso, che riporto di seguito per comodità . Si parla di freelance, tutele, giornalisti indipendenti, futuro.
[audio:RadioCittaFujiko.mp3]
La seconda recensione (.PDF) è a cura di Loredana Oliva, amica, giornalista, twitter heavy urser :-) e pubblicata sul numero in edicola di Gioia (29 ottobre 2011, pag. 181). Grazie anche a Loredana. Qui il suo bel pezzo:
Tra un’ora sarò al Museo del 900 in Piazza Duomo a Milano a parlare con Paolo Perulli, Gad Lerner e Cristina Tajani (assessore al lavoro del Comune di Milano) del libro che ho scritto con Sergio Bologna. Non ho idea di quali spazi e tempi ci saranno. Mi piace ascoltare più che parlare, ma se avessi modo, questo è più o meno quello che mi piacerebbe dire.
La rivoluzione industriale del nostro tempo
Scrive Sara Horowitz della Freelancers Union su The Atlantic che “The Freelance Surge is the Industrial Revolution of our Time“, l’emergere del fenomeno freelance è la rivoluzione industriale del nostro tempo. Io ne sono pienamente convinto. Ne scrivo su un blog personale (questo) da sei anni, tre prima di quando Il Corriere della Sera si è accorto che esistono le partite IVA, ma ben dieci dopo un lavoro di Sergio Bologna e Andrea Fumagalli che portarono agli onori della cronaca della ricerca sociale il “lavoro professionale autonomo di seconda generazione”.
Questo significa che non è una novità . Oggi tutti sanno chi è un freelance, forse non hanno ben chiaro come faccia a guadagnarsi da vivere. C’è molta luce sul fatto che NON siano lavoratori dipendenti, molta ombra sulla loro posizione sociale. Nell’identificarsi non hanno problemi, ce l’hanno nelle rivendicazioni. La coscienza di che cosa significhi essere freelance si acquisisce in fretta: vi leggo, per esempio, la definizione di una giovanissima 26enne, trovata su un blog:
“Ma chi è oggi un freelance? àˆ un lavoratore che non ha padroni e che di volta in volta lavora per chi gli commissiona un progetto. Un freelance è un esperto che sa fare molto bene il proprio lavoro e che ha alcuni skill specifici in cui è specializzato e continuamente aggiornato. Cosa, invece, non è un freelance? Non è un tizio che si può permettere di lavorare meno, da casa, non è un mezzo lavoratore. Non è un fannullone che pur di lavorare dal divano ha rinunciato a un lavoro cosiddetto normale”.
C’è tutta l’antropologia del freelance e qualche pregiudizio che lo circonda. Ha dimenticato lo stereotipo dell’evasore, quello che piace di più€¦ Più complesso è, invece, capire le relazioni che il lavoro autonomo ha con la cultura e lo stato sociale. Che diritti hanno? Sono professionisti o ciarlatani? àˆ un’élite o sono intellettuali proletaroidi?Continua a leggere