Così Silvia, su Sapere Lavoro:

[…] la sottospecie dei consulenti è composta da varie razze. Ci sono i consulenti a progetto, che vivono finchè il progetto è reperibile in natura e poi forse si nutriranno con un altro progetto. Sono i più e quelli che saltano per primi. Poi ci sono quelli a partita Iva, gli onnivori, che generalmente riescono a soppravvivere meglio e più a lungo. Infine, ci sono i consulenti cosiddetti di struttura, che hanno contratti annuali […]

Segnalo la bella discussione, a seguire, sull’acqua (“sporca”, secondo un’errata rappresentazione sindacale) in cui sguazzano oggi i molti soggetti che per necessità  o per virtù hanno una vita lavorativa atipica.  

Segnalo l’iniziativa organizzata da Giulio Marini, incrociato molto spesso via blog sul sito di SA-LA (Sapere Lavoro), dedicata alle partite IVA di seconda generazione. Si tiene a Roma, sabato 15 Marzo (nel pomeriggio).

Tema di discussione: “Partite Iva, contributi previdenziali e politiche di assistenza sociale“.

Luogo: Regione Lazio, Sala Aniene. Per altre info [dettagli su orari ecc.], consiglio di seguire il sito di SA-LA.

Obiettivo dichiarato: “Approfondire i temi dei diritti del lavoro portati avanti a fatica da professionisti senza albo e scarsamente tutelati dai sindacati tradizionali o da altre realtà  associative che faticano ad accreditarsi“.

Qui un documento programmatico (PDF) provvisorio, con i relatori.

Flessibili, non precariMetto a disposizione alcuni materiali (link, PDF ecc.) che potrebbero tornare utili nel dibattito sulla precarietà , che sicuramente scalderà  la prossima campagna elettorale. Riguardano la conferenza internazionale “Flessibili non precari”, organizzata a Torino, venerdì e sabato, da Ministero del Lavoro e Regione Piemonte, alla quale è stato dedicato anche un sito specifico.

Per l’occasione è stata commissionata all’Istituto Piepoli la ricerca “Studio sulla percezione giovanile del mercato del lavoro” (formato .PDF). Venerdì mattina, prima del convegno, Fabio Sebastiani, commentava l’indagine così su Liberazione, nel pezzo La precarietà  buona non esiste: “La precarietà  è una condanna. Lo pensa il 90% degli atipici e delle atipiche in Italia. Non è propriamente una novità “. In realtà  la questione è più complessa. Si legga l’indagine. Qui, invece, trovate un riassunto dei dati presentati, curato da Carlo Ruggero per Rassegna, giornale di CGIL.

Ciò che si evince è una scarsa fiducia nel futuro, grande disinformazione su Leggi e iniziative governative, una totale ignoranza sul tema della flexecurity. Insomma i giovani non ci fanno proprio una bella figura. Di seguito riportiamo alcune tabelle tra le più significative, anche se la fotografia scattata mostra molto di più sulla percezione, soprattutto a livello qualitativo. Resta poi un errore imperdonabile nel solito modo di approcciare la precarietà  come “tutto quello che non è lavoro dipendente” (cfr. Tab. pag. 24). Piepoli rimandato a settembre.

La percezione della precarietà Secondo Cesare Damiano “in Italia il lavoro flessibile interessa il 12-13% circa degli occupati. Si tratta di un dato allineato agli standard europei: la differenza è che in Italia si rimane troppo a lungo nella condizione flessibile e questo aiuta l’identificazione della flessibilità  con il precariato“.

Tra precari e flessibili dunque c’è soltanto uno “salto temporale”, che si può ipotizzare (visto il recente tetto fissato per i contratti a termine) in 3 anni. Sarà  l’approccio corretto? Sergio Marchionne ha ribadito, invece, che alle imprese “non servono dipendenti usa e getta“. Flexecurity, questa sconosciutaGli interventi a Torino sono stati numerosissimi. Tutti hanno qualcosa da dire sul precariato.

La giornata di venerdì è disponibile su questo link, registrata per intero da RadioRadicale.it. Il dibattito di sabato, guidato da Massimo Mascini del Sole 24 Ore, è diponibile invece qui, sempre per intero. Altri resoconti dell’evento sull’Espresso online. Lascio poi in download una breve rassegna stampa (in .PDF) degli articoli usciti sabato e domenica sulla stampa nazionale e il link a “Precarietà , il bluff della flexicurity solo per chi se la può permettere”, ancora di  Sebastiani per Liberazione.