Come sapete il buon Livio da tempo sta proponendo su questo blog alcune importanti riflessioni sul tema della paternità . Oggi il Corriere della Sera e Il Giornale riportano la notizia che il ministro degli esteri inglese David Miliband ha chiesto il congedo parentale. Chapeau. Un esempio notevole, devo dire. Per una nazione e per la sua cultura del lavoro.

In Italia la cultura della paternità  è ancora piuttosto ferraginosa, anche nei metodi per forzare un cambiamento. Prova ne è l’aneddoto raccontato da Angela Padrone, che riporta l’esperienza di Giulia Buongiorno, l’avvocato di Giulio Andreotti, che dopo avere assunto una nuova dipendente in studio chiama la società  del marito e dichiara: “Vorrei assumere questa persona, però voi mi dovete garantire che concederete anche al marito di assentarsi per le malattie del figlio, così da dividere l’onere tra me e voi. Altrimenti sarete responsabili della mancata assunzione di questa avvocatessa“.

Un giro piuttosto complicato per ribadire che tra diritto (prendersi permessi e malattia per assistere un familiare indipendentemente dal sesso del richiedente) e condizioni di fatto [e soprattutto cultura d’impresa, in molti casi ferma al modello patriarcale degli anni ’30] esiste una spettacolare distanza che soltanto i paradossi mettono alla scoperto.

E tra le numerose contraddizioni in materia vi segnalo la mia personale.Continua a leggere

Paternità  & dintorni

A Marzo di quest’anno per la prima volta ho pensato di prendere il congedo parentale per stare vicino a mia figlia appena nata e a mia moglie e inevitabilmente si sono presentati alcuni dubbi rispetto alla possibilità  di assentarmi dal lavoro per 4 mesi. Come la prenderanno? Che situazione troverò quando sarà  il momento di tornare in ufficio? Mi potrebbero demansionare o licenziare?

Vi assicuro che non è stato facile per me, “dipendente e assuefatto”, confrontarmi con queste domande soprattutto perché affiorava la paura di rimanere senza lavoro in questo periodo in cui siamo una famiglia monoreddito.

Poi le cose hanno preso una luce diversa quando ho sentito che la mia voglia di paternità  era la cosa che contava e dalla quale muovere le mie decisioni. Così i 4 mesi di congedo parentale li ho cominciati a vedere come una breve parentesi lungo un arco lunghissimo di lavoro (tanto non andremo mai in pensione!),  la possibilità  di perdere qualcosa di quanto conquistato in azienda una conseguenza superabile con il tempo e la possibilità  di perdere “il posto” un’ipotesi remota.

Al lavoro la possono prendere male? Probabile. Ma se avessi dovuto decidere sulle base delle esigenze organizzative dell’azienda ci sarebbe stato soltanto una data ideale per cominciare il congedo parentale: MAI!

Invece le reazioni in azienda sono state sorprendenti! E’ prevalsa l’ammirazione per una scelta definita “coraggiosa”, il rispetto nei confronti di una scelta pro famiglia. Sicuramente un problema organizzativo per il mio capo e i miei collaboratori che hanno dovuto colmare un vuoto, ma di certo se la sono cavata e soprattutto non è morto nessuno. Poi sono comparsi personaggi compiaciuti per lo sgarbo nei confronti dell’azienda e che mi devono avere visto come uno che gliela messo in quel… Infine si sono presentati coloro che ti vedono non come una persona che ha un diritto, ma uno che ruba i soldi pubblici (INPS). Ci sono poi i gelidi che dicono soltanto “scelta condivisibile” e per terminare i minacciosi:…attento, riflettici bene, con i tempi che corrono potrebbero tagliarti la testa e tu hai un mutuo, una figlia da mandare all’università !” (ma è appena nata!). Continua a leggere

Paternità  & dintorni

Se ne parla poco e se ne usufruisce ancora meno da parte dei papà  lavoratori dipendenti, ma il congedo parentale in Italia è entrato in vigore già  dal 2000. In sintesi gli aspetti rilevanti della Legge 53 dell’8 marzo 2000:

  • il congedo parentale è la possibilità  anche per il papà  di prendere una pausa dal lavoro per accudire il proprio figlio;
  • ha diritto a un congedo complessivo di 6 mesi, liberamente frazionabile, retribuito al 30%  se fruito entro il terzo anno di età  del figlio;
  • il papà  può usufruire del congedo in contemporanea con l’astensione sia obbligatoria e sia facoltativa della mamma.

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