[Da oggi la rubrica Paternità  & dintorni si arricchisce con  Paternews, brevi post a commento di notizie della Rete sul tema paternità ]

Paternità  & Dintorni

La Commissione Lavoro in vista della Legge Finanziaria ha proposto al Governo un emendamento per estendere gli attuali 6 mesi di congedo parentale retribuito al 30%. L’iniziativa è utile, ma credo che sia più importante incidere sul valore economico invece di estendere il periodo spettante.

Una famiglia con un reddito  netto mensile di 2.000 euro (supponiamo 900 la madre e 1.100 il padre) con l’attuale legge si trova con un introito di soli 1.400 euro mensili. Non ci si può meravigliare che la donna torni al lavoro dopo l’astensione obbligatoria… Sarebbe più opportuno invece retribuire i primi 1.000 euro di reddito della madre con una percentuale significativa (per esempio dell’80%) in modo da aiutare meglio chi ha redditi più bassi. Lo stesso vale per i padri. In Norvegia, per esempio, per la madre è previsto un periodo di 42 settimane retribuito al 100% e altre 12 all’80%!

Come sapete il buon Livio da tempo sta proponendo su questo blog alcune importanti riflessioni sul tema della paternità . Oggi il Corriere della Sera e Il Giornale riportano la notizia che il ministro degli esteri inglese David Miliband ha chiesto il congedo parentale. Chapeau. Un esempio notevole, devo dire. Per una nazione e per la sua cultura del lavoro.

In Italia la cultura della paternità  è ancora piuttosto ferraginosa, anche nei metodi per forzare un cambiamento. Prova ne è l’aneddoto raccontato da Angela Padrone, che riporta l’esperienza di Giulia Buongiorno, l’avvocato di Giulio Andreotti, che dopo avere assunto una nuova dipendente in studio chiama la società  del marito e dichiara: “Vorrei assumere questa persona, però voi mi dovete garantire che concederete anche al marito di assentarsi per le malattie del figlio, così da dividere l’onere tra me e voi. Altrimenti sarete responsabili della mancata assunzione di questa avvocatessa“.

Un giro piuttosto complicato per ribadire che tra diritto (prendersi permessi e malattia per assistere un familiare indipendentemente dal sesso del richiedente) e condizioni di fatto [e soprattutto cultura d’impresa, in molti casi ferma al modello patriarcale degli anni ’30] esiste una spettacolare distanza che soltanto i paradossi mettono alla scoperto.

E tra le numerose contraddizioni in materia vi segnalo la mia personale.Continua a leggere

Paternità  & dintorni

Qualche riflessione a margine, sempre sul tema della paternità .

Linguistica, semiologia e cultura popolare

Il Dizionario di Lingua Italiana Petrocchi (Ed. 1931) alla voce Paternità  recita <<stato e qualità  di padre>>. L’accento è posto in primis sullo stato naturale e sulla paternità  legale. Si richiama poi il significato di “paternale” intesa come strizzatina che non si dimentica facilmente, di solito fatta dal padre secondo l’immaginario collettivo di allora (e oggi?). E poi << (agg.) paterno>> inteso come <<patrio, nativo>> quindi come fonte di valori e di vita in linea con la retorica nazionalista dei tempi.

Lo Zingarelli del 2005 alla voce Paternità  cita <<condizione di padre, obblighi della paternità >>. Quindi vengono per prime le responsabilità  del cittadino moderno più che lo stato di diritto degli anni Trenta. <<Paternità  naturale, legale, putativa>>. Ecco che diventa di più ampio respiro e accoglie i diversi modi di essere padre. Infine riaffiora ancora una volta il  retaggio del padre-padrone <<punizioni paterne>>. L’ultima citazione fà  riferimento alla paternità  di un’opera, diventato ormai oggetto di squallide quotidiane contese (cfr. qui sotto..). 

Nella lingua viva l’uso della parola Paternità  è più articolato. Nulla di più attuale che utilizzare Internet. A parte guardare la voce su wikipedia, ho provato ad attivare il servizio di Google News Alert che ogni giorno mi invia le notizie contenenti la parola “paternità “. Ecco alcuni esempi ricevuti negli ultimi 3 mesi!Continua a leggere