Alla fine dalla lunga maratona alla Leopolda dei rottamatori guidati da Matteo Renzi sono uscite queste proposte (mi limito a queste, visto che seguo il tema del lavoro) per riformare la questione Lavoro in Italia.

19. Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni. Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l’età  pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità  nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà  utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti

20. Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni.

26. Riformare gli ordini professionali. Bisogna abolire gli ordini professionali superflui e ricondurre i rimanenti a una funzione di regolatori del mercato e non di protezione corporativa per quanti esercitano già  la professione. Bisogna arrivare all’abolizione delle tariffe minime e ulteriore riduzione dei vincoli alla pubblicità  per gli studi professionali, in maniera tale che tutti abbiano la possibilità  di farsi conoscere.

29. Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. Le attività  svolte dall’Inail, il monopolio pubblico che si occupa dell’assicurazione per le malattie e per gli infortuni dei lavoratori svolge una funzione tipica di qualunque società  di assicurazione privata. Bisogna allora aprire all’accesso dell’attività  di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro da parte di imprese private di assicurazione o di riassicurazione.

35. Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive. Per superare il dualismo del mercato del lavoro, che vede parte dei lavoratori con tutte le garanzie e gli altri (i giovani) senza nessuna garanzia, occorre introdurre un contratto unico a tutele progressive che dia maggiori certezze ai giovani.

36. Riformare gli ammortizzatori sociali. Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità  di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.

37. I contratti aziendali contro i salari poveri. Oggi i lavoratori italiani ricevono un salario mediamente più basso rispetto a paesi a noi vicini come la Germania e la Francia. Un modo per avere salari più alti per i lavoratori italiani è quello di sostenere i contratti aziendali che possano, quando le condizioni aziendali lo permettano, crescere oltre quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro.

38. Aliquote rosa. L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività  femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità  uomo donna sul piano del lavoro.

Tratte dalle 100 Proposte di Matteo Renzi (& Co.)

In estrema sintesi Renzi appoggia la linea riformista di Pietro Ichino (35), con riforma allegata degli ammortizzatori (36), ma non per tutti, sebbene si parli di universalità , una idea per il vero, già  proposta da Sacconi nel Collegato Lavoro e nello Statuto dei Lavori. Renzi poi punta su aliquote rosa e contrattazione decentrata in deroga a CCNL (anche questa presente tra le righe del famoso Articolo 8 della manovra del Governo Berlusconi). Sulle liberalizzazioni spinge più in là  la filosofia del decreto Bersani, prevedendo l’eliminazione di Ordini professionali. Su pensioni la pensa come Boeri sul contributivo per tutti, ma eliminerebbe pensioni di anzianità  (!) tenendo solo finestra d’uscita 63-67 uguale per tutti, uomini e donne e agevolando con equilibri di cassa il lavoro giovanile con contribuzione figurativa, a costo zero cioè sul costo del lavoro giovanile (una linea per altro simile a quella di Montezemolo). Del tutto nuova e interessantissima l’ipotesi al punto 29 di liberalizzazione di assicurazioni su infortuni e malattie, dove però non si fa esplicito riferimento a nessuna ipotesi di opt-out dal sistema pubblico.

In altre parole niente di totalmente divergente dalla linea del partito o perlomeno di alcuni suoi esponenti (preferendo il riformismo di Ichino alla linea di Fassina), contaminata da posizioni eterogenee e in alcuni casi di destra. Ancora completamente assente un discorso sull’universalità  del diritto (reddito di cittadinanza e simili) o più elementari equiparazioni tra lavoratori in generale, che possa includere i lavoratori indipendenti e i freelance, per esempio.

Forse non è chiaro a tutti che cosa sia stato infilato in manovra economica di agosto sotto la voce “Misure a sostegno dell’occupazione”. A fianco dell’interessante ritocco degli stage e dell’estensione dell’uso dei fondi interprofessionali per la formazione a lavoratori con contratto a progetto o apprendisti (a quando l’estensione tout court ai “lavoratori”?), che considero passi avanti, c’è questa cosa che non saprei bene come definire se non un “porcellum sfracellum”, una bomba a frammentazione nel diritto del lavoro. Bersani l’ha definita “balcanizzazione”, la Camusso ha minacciato per questo articolo vertenze azienda per azienda, visto che ha tutta l’aria di portare un po’ di stile marchionne in ogni angolo del Paese. E’ l’articolo 8 della Manovra, che vi riporto per intero:

Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimita’

1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda possono realizzare specifiche intese finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualita’ dei contratti di lavoro, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitivita’ e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attivita’.

2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione incluse quelle relative: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarieta’ negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell’orario di lavoro; e) alle modalita’ di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio.

3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unita’ produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

Le tre novità  più rilevanti sono a mio avviso: 1) la deroga sistematica al modello di contratto nazionale, con l’approvazione dei risultati delle relazioni industriali tramite referendum interni e locali; 2) l’introduzione di possibili variazioni sui sistemi di licenziamento e per quanto mi riguarda da più vicino; 3) la possibilità  che siano le “associazioni comparativamente più rappresentative”  a determinare in quale modo dovranno essere regolati i rapporti tra imprese e Partite IVA. Ora questa ultima questione è davvero fuori da ogni logica e sottointende la pericolissima ipotesi che il lavoro autonomo possa essere sussunto sotto la contrattazione collettiva come se si trattasse di una modalità  diversa, da regolare appunto, ma pur sempre di lavoro subordinato (e per di più, per molti, a basso costo e basso rischio, perché facilmente “licenziabile”), quando, invece, le uniche norme che forse andrebbero introdotte riguardano la definizione di lavoro autonomo, i tempi di pagamento e poco altro. E’ al contrario sul fronte del Welfare universalistico, non nella contrattazione di prossimità , che servono le misure più urgenti per i freelance.

Sapevate che nella Regione Lombardia le cure odontoiatriche sono gratuite per chi è in mobilità  e in cassa integrazione, per i lavoratori e i loro familiari? Senza nulla togliere a questi, che cosa ne pensa il popolo precario che non mette insieme tre lavori in un anno e ha manifestato sabato? Non si tratta di disoccupati né di persone che raggiungono redditi equivalenti a chi è in cassa integrazione e neppure possono beneficiare di alcun sostegno al reddito. E’ un mal di denti meno doloroso il loro?