Su questo si stanno interrogando seriamente negli Stati Uniti, dove un gruppo di difensori dei diritti civili del Texas sta ragionando [cfr. “EL PASO’S NEWEST CRIME WAVE: A Wage Theft Epidemic in the Borderlands” .PDF in download] sulla possibilità  di richiedere l’introduzione del reato di “furto di retribuzione” per quei datori di lavoro che inquadrano non correttamante i lavoratori indicando per loro un ruolo di independent contractor, lavoratori autonomi, quando invece sono a tutti gli effetti dipendenti. I vantaggi? Un evidente risparmio sul costo del lavoro, un furto al singolo e alla collettività . Questo si verifica nelle zone di confine del Texas, per esempio nel mondo dell’edilizia, dove – in barba alle indicazioni dell’IRS – Internal Revenue Service, l’Agenzia federale delle Entrate – viene misconosciuto il  cosiddetto protocollo1099, producendo una violazione del diritto che negli Usa chiamano “1099 misclassification” [cfr. “What is 1099 Misclassification?” . PDF in download] e che in Italia definiremmo semplicemente “lavoro grigio” o “false partite IVA”. Mentre da noi si passa sopra a tutto e tutti (i diritti), nello Stato del Texas la volontà  di colpire duro le irregolarità  porterebbe chi taglia contributi e stipendi a finti freelance dritti nelle braccia del diritto penale, attribuendo loro il (nuovo) reato di “furto di retribuzione”, un’idea che la Freelancers Union americana non ha tardato a rimettere in circolo in tutti gli Stati attraverso il suo canale Twitter.

Come ricorda Amartya Sen nel suo libro La diseguaglianza per rispondere correttamente alla domanda di giustizia sociale è sempre necessario circostanziare la risposte al quesito: “Eguali in che cosa?“. Non esiste per il Nobel per l’economia una vera analisi del problema senza ritagliare aree di indagine e circostanziare il modo di mettere in parallelo i valori. L’OECD ha provato a rispondere su un piano semplice, quello del reddito attraverso lo studio “Growing income inequality in OECD Coutries: what drives it and how can policy tackle it?” (.PDF in download).

Aumenta o diminuisce il divario in Italia? Mentre in Paesi fortemente industrializzati la distanza media che separa il lavoro salariato da chi sta nelle posizioni apicali arriva anche a moltiplicatori di 1:100 per l’Italia siamo modestamente a rapporti che separano il mondo operaio da quello dirigenziale con un fattore all’incirca equivalente a 1:4, ovvero cifre e stipendi che si aggirano intorno ai 22/24mila euro lordi contro contro i 104/106mila. Questo non lo dice OECD, ma qualsiasi analisi sulle medie retributive in Italia (relative al lavoro salariato, non al resto). OECD risponde, invece, alla domanda relativa al lungo periodo: le distanza negli incomes dei lavoratori si allarga o restringe? Beh, in Italia si allarga, come in molti Paesi, ma diversamente da quanto avviene per esempio in Francia, Belgio o Ungheria.

Increasing Inequality

Le ragioni sono dovute ai salari, all’occupazione o alle rendite finanziarie? A tutti e tre i fattori. La redistribuzione della ricchezza generata dal lavoro è passata da un 10% di working poor a quel 10% che sta meglio, ovvero nella fascia alta delle retribuzioni. Il fattore della rendita finanziaria, invece, è quella che pare crescere esponenzialmente con maggiore rilevanza negli anni che vanno dal 1980 al 2000. Questo significa, in parole povere, che la finanziarizzazione dell’economia (Finazcapitalismo lo chiama L. Gallino) incide e inciderà  sempre di più sulla determinazione di sperequazioni.