FacebookNo. Ma che cosa ti credi? Lavora, sei alle dipendenze, mica al bar! Un utile approfondimento si trova oggi sul Sole 24 Ore in due articoli: “Troppo Facebook il posto è a rischio” e “Decalogo dei giudici per chi usa Facebook in ufficio (e non rischiare di perdere il posto)“. Questo il punto chiave:

Si tratta di tempo impiegato in un’attività  extralavorativa durante l’orario di lavoro e quindi sottratto alla prestazione contrattualmente dovuta al datore di lavoro. àˆ stata coniata al riguardo l’espressione “assenteismo virtuale”.

Non c’è scritto, ma sono certo che la stessa cosa valga per Twitter & Co. Interessanti anche alcune note a margine: chi fa selezione per conto delle aziende non potrebbe cercare informazioni riservate o dati sensisbili attraverso Facebook per giudicare i candidati, sarebbe perseguibile penalmente per violazione dello Statuto dei Lavoratori. Tze, campa cavallo.

Lascio in visione una mia recente presentazione tenuta a Trieste (ringrazio Sergio e Benny per la magnifica ospitalità !) sul rapporto che esiste tra Lavoro e Web 2.0, principalmente centrata su come sfruttare al meglio i social network, gli strumenti di ricerca di lavoro e di informazione (compresi blog, wiki o twitter) per trovare un’occupazione.

In coda un piccolo excursus su come le tecnologie 2.0 possono diventare opportunità  di lavoro. (P.S. A chi potrà  sembrare elementare rispondo che è stata pensata e presentata per un pubblico di diplomati e di giovani studenti universitari).

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