Il 43% ha risposto innovando, cercando nuovi clienti e mercati, ma il 75% ritiene che il prestigio associato al mondo professionale sia comunque vistosamente calato. Questi e altri importanti dati sul mondo delle professioni sono stati presentati ieri in Camera di Commercio a Milano. La ricerca, condotta da AASTER di Aldo Bonomi, è disponibile per intero sul sito CCIAA di Milano e in download anche qui: “Vecchie e nuove professioni a Milano: monadi, corporazioni o terzo stato in cerca di rappresentanza?” (.PDF). La sintesi invece nel Comunicato Stampa.

Le decisioni dei professionisti dentro la crisi (% superiori a 100 perché possibili più risposte)

Professionisti Crisi

Fonte: CCIAA-AASTER

Dario Di Vico
Dario Di Vico

Ancora gli “invisibili” in prima pagina sul Corriere della Sera e questa volta esce allo scoperto anche il direttore Ferruccio de Bortoli che sottolinea il problema aperto e nuovamente trattato nell’approfondimento odierno di Dario Di Vico, al quale Humanitech.it dedica un monumento virtuale essendo uno dei pochissimi in Italia (Sole 24 Ore dove sei???) alle fasce più deboli del tessuto lavorativo italiano colpite economicamente dalla crisi proprio nella loro capacità  di stare sul mercato. Sono gli invisibili, di cui il Corriere ha già  parlato (Cfr. anche qui), che hanno un trait d’unione, anche se appartengono ad Albi diversi o sono senza alcun Ordine: sono senza Welfare e senza rappresentanze riconosciute!

Da leggere: “Ecco i piccoli senza Welfare che resistono” (.PDF oppure online) e l’editoriale di Ferruccio De Bortoli “Le buone ragioni degli indipendenti“. Così scrive il direttore:

C’è una genera­zione di pro­duttori che me­rita di essere ascoltata con attenzione. Sono le piccole imprese e i professionisti di questo Pa­ese. L’architrave di passio­ni e competenze che regge alla base il sistema econo­mico; la miriade di cellule sociali che innerva la comu­nità  civile. Autonomi, indi­pendenti. Ma anche invisi­bili. E spesso trattati male. Se la ripresa è imminente, li vedrà  in prima fila. Il ri­schio, però, è che molti, pur scorgendo nella loro at­tività  segni di fiducia, alla fine del tunnel non ci arrivi­no nemmeno. Un milione di piccole imprese, dell’in­dustria, del commercio e dell’artigianato e 300 mila professionisti sono in peri­colo. àˆ urgente un segnale. Concreto. Bisogna cogliere gli umori di questa vitale generazione pro-pro ( pro­duttori e professionisti); ri­conoscerne la dignità , la funzione sociale, l’insosti­tuibile ruolo civico. [..] L’economia italiana non è fatta solo di grandi imprese e superbanche. Il piccolo non è un’anomalia, ma una risorsa. Purtroppo limitata. E fragile.