Preventivi per il lavoro autonomo

Quanto vale il vostro lavoro autonomo? Le stime sono “un’arte più che una scienza“, ricorda Web Worker Daily, che propone un metodo interessante per formulare preventivi. Su Humanitech proposi un modello comparativo con il lavoro dipendente per quotare il costo orario di una consulenza. Dal sito americano rivolto ai professionisti del Web arrivano altri consigli per i piccoli lavori.

Meglio dettagliare le fattispecie di attività da svolgere o proporre un forfait? Il metodo di Web Worker Daily (discusso in maniera intelligente anche in “La formula magica per il preventivo” postato su <EDIT>, il blog di HTML.it dedicato al lavoro in ambito Web) si basa su cinque suggerimenti:

1. Spezzare il lavoro da svolgere in microunità. In sassolini più che in “milestone”, si dice. Addirittura in unità di lavoro da 4 o 8 ore;

2. Non cadere nell’errore di fare successivamente una somma algebrica dei costi per unità di tempo. Due più due non fa quattro. E’ preferibile moltiplicare questa sommatoria per 2,5 dice Web Worker Daily. (Cosa ragionevole – al di là della casistica citata, ovvero degli imprevisti – se si vuole ammortare anche il costo di start-up, di relazione con il cliente, del preventivo, della chiusura ecc.);

3. Non fate dumping in concorrenza con voi stessi per soddisfare desideri altrui. In altre parole, se il lavoro viene quotato inizialmente 100 e il cliente ha un budget di 50 non abbassate i prezzi a 50. Piuttosto giustificate i motivi per cui farete metà del lavoro a quel prezzo;

4. Fatevi dare un buon briefing sulle attività da svolgere o sui prodotti da realizzare. In alternativa perderete inutile tempo in riunioni, e-mail ecc. La seconda possibilità è farsi pagare a ore (rendendo impossibili i prevendivi, by the way), ma – aggiungo io – nessuno oggi lo fa con consulenti freelance;

5. Tenete traccia del tempo impiegato per la lavorazione a vostro beneficio per i preventivi futuri.

Io aggiungo: studiate bene la cultura del cliente sul tema della consulenza ed eventualmente aiutatelo a capire che c’è un’enorme differenza rispetto alle logiche del posto fisso e della busta paga, con tanto di cadrega assicurata il mese successivo. In molti, per esempio, non comprendono che i valori lordi proposti arrivano nelle tasche dimezzati per tasse e contributi e non includono spese di gestione.

A proposito, ricordatevi le spese di progetto. Due sono le vie: 1) ogni volta che ne affrontate una ve la fate autorizzare dal cliente, poi la mettete in fattura; 2) concordate un forfait generale per una aggiunta del 10% sul valore del preventivo da iniserire comunque a fine lavorazione. Questo secondo metodo è usato quasi esclusivamente da multinazionali e da chi ha una maggiore sensibilità sul tema della consulenza.

Avete altri consigli?

  1. Io x un anno ho fatto preventivi da “cristiano” ovvero con i costi ben calcolati sulle ore di lavoro etc etc ma mi hanno tagliato sistematicamente fuori. Ho fatto il 100% di offerte non accettate. Il bello è che ci mettevo anche 3 giorni (analisi etc) x fare l’offerta. L’anno dopo ho iniziato a fare preventivi ad capocchiam e a voce, cosi ho ripreso a lavorare. Almeno incassavo qualcosa. Ogni nuova offerta aggiungevo un +10% rispetto alla precedente e adesso (fine anno) iniziano di nuovo a bocciarmi le proposte. Perchè i clienti hanno sempre una decina di offerte in mano, alle quali aggiungono il fattore emotivo che non sempre gli fa scegliere l’offerta + vantaggiosa. E guardano alla qualità. Ma se tra le dieci c’è qualche bastardo che il lavoro vuole regalarlo, be’ . . . .

  2. Hai ragione, ci sono innumerevoli fattori. A me capita spesso di partire alla rovescia: chiedo che budget ci sono e calibro il meglio sulle cifre dichiarate cercando poi di migliorare l’ARPU, ovvero quanto riesco a spremere extra dallo stesso cliente.
    Se invece non dicono quanto vogliono spendere seguo un mio “tariffario” che ho elaborato con l’esperienza, seguendo anche le regole riportate sopra..
    Non faccio mai deroghe però su un elemento: il rapporto costo / lavoro non deve farmi andare in perdita. Quando abbasso i costi rispetto allo standard è perché ho la certezza quasi assoluta che il secondo lavoro è già mio. Ma il ribasso non deve mai oltrepassare il 5-10%.
    Quanto a chi lavora gratis ho un’opinione forse troppo dura, ma dovrebbe essere preso a pedate nel culo. A parte che rischia di essere fatto fuori molto molto rapidamente: ciò che è gratis è percepito sempre come povero (di idee, di qualità..). Sono convinto che chi lavora gratis non avrà mai un secondo lavoro dallo stesso cliente: è sostanzialmente un fesso. Prova a leggere qui il punto quattro. Io la penso esattamente così.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *