Sergio Bologna torna sulla vicenda della Costa Concordia, dopo l’articolo “Costa Concordia, la movida galleggiante“, riportato sul sito della Furia dei Cervelli, rincarando la dose. Si legge in questa seconda parte:

La cosa pazzesca di quel che è accaduto è la futilità  dei motivi che conducono a quel cambiamento di rotta, a quella assunzione di un rischio, per quanto limitato esso sia. Noi siamo abituati al rischio, ci viviamo dentro in mille modi, ma ci hanno sempre detto che il rischio è il prezzo da pagare alla modernità , alla tecnologia, al progresso. E’ il prezzo per un vantaggio, per quanto illusorio esso sia […].  Ma in quale scala del rischio si colloca l’idiozia di creare una momentanea attrazione portando un mostro da 80 mila tonnellate rasente la costa? Questo è quello che ho definito la cultura della “movida”. E’ una mentalità  diventata costume, un modo di pensare che accomuna crocieristi (per primi), compagnie marittime, assicurazioni, tour operator, autorità  di regolazione e controllo, giornali, tv, la gente. Un qualcosa che rappresenta evidentemente un valore più alto della sicurezza, della tecnologia, delle leggi del mare, della professionalità . Il vero killer del Giglio è questa idiozia della “movida”. 

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