Ma se ci provi a qualcosa dovrebbe servire, almeno alla politica. Parola di Massimo Cacciari.

Da questi giovani emerge una domanda di rappresentanza sindacale e politica finalmente fuori dal Novecento. àˆ la figura del free-lance, capace di portare innovazione, di diffonderla, di adattarsi creativamente alle domande dei committenti pubblici e privati. Ma questa figura è totalmente senza protezione, alla mercè dei committenti stessi, o costretta a rifluire negli ordini di cui sopra, arcaici residui di Stato cetuale. Ecco, allora, un buon esercizio per futuri aspiranti a governi di autentica riforma. Esercizio sollecitato dall’elemento di maggior novità , forse, del risultato elettorale recente: dar voce non solo genericamente al “precariato”, ma a queste forme di fuoriuscita dal precariato e insieme dal lavoro subordinato. Favorirne con opportuni incentivi e misure in materia di previdenza il diffondersi e lo strutturarsi sul mercato del lavoro.

Massimo Cacciari, “Capire la generazione dei free-lance” (.PDF), L’Espresso, 16 giugno 2011.

In macchina con mia figlia di quattro anni e mezzo. Osserva attentamente la strada e poi…
Papà …
Dimmi.
Vabbè che l’Italia ha compiuto così tanti anni, ma quanto dura questa festa?
Che figura, non non ne ho idea.
E’ un anniversario importante, ma esattamente fino a quando dureranno i festeggiamenti non lo so, perché?
Per le bandiere… guarda quante sono!
Ha ragione sono perfino fastidiose, tantissime, alle finestre dei palazzi sulla circonvallazione.
Per esempio là , guarda…;
Ma quella è una scuola, ha una bandiera perché è un edificio pubblico!
Che cosa vuol dire ‘pubblico’?
Nah. Merda, come me la cavo? Non posso parlare di Stato e roba simile a una bimba di quattro anni.
Sono quei luoghi dove possono andare tutti, non sono soltanto tuoi o di qualcuno, ma di tutti…;
Ah… ho capito, come il mio asilo, il Grimm…;
Ho una figlia ‘genio’.
Esatto. Oppure il Comune, l’Ospedale…;
Ah ecco, e quella?
Quella cosa?
Quella Chiesa, perché non ha la bandiera d’Italia?
Mi è toccato cambiare discorso, le ho dato il Blackberry per giocare.
Noi mica eravamo così maledettamente perspicaci una volta…