La giurisprudenza classica, e la recente Legge di Riforma del Lavoro (L. 28 giugno 2012 n. 92), hanno sempre trovato alcuni elementi indiziari quali indici di subordinazione. Stare in un posto, avere un computer, rispondere di comandi (per semplificare). Ne parlammo qui. Fornero ha poi aggiunto che ci deve essere un tetto di reddito e una durata di almeno due anni per presumere la subordinazione. Vabbè. Ha dimenticato, però, (soltanto fretta?) un’intera categoria di lavoratori: gli iscritti agli Albi professionali, volutamente esclusi dalla Riforma, che soffrono di situazioni di irregolarità , ai limiti tra autonomia e subordinazione. Tra questi, i giornalisti.

A sorpresa, però, è arrivata il 21 giugno scorso, un’interessante sentenza delle Corte di Cassazione (Sezione Lavoro n. 10332 del 21 giugno 2012, Pres. Vidiri, Rel. Napoletano) relativa a un contenzioso contro la RAI, che introduce una significativa novità  nel Diritto: “il lavoro giornalistico è subordinato quando comporta lo stabile inserimento della prestazione nell’organizzazione aziendale“!

L’intera vicenda, come descritta dal Legge e Giustizia.Continua a leggere

Disabili in difficoltà , servizi ATM che fanno schifo e un customer care che ti prende pure per il culo. In sintesi è questa la vicenda che mi segnala l’amica Scilla, che nella sua vita pendolare tra casa e ufficio si accorge di un disabile su sedia a rotelle che tenta di scendere le scale della metropolitana, alla fermata Villa San Giovanni  (MM1 Rossa), a Milano. Scende da solo, in equilibrio precario e molto rischioso. Procede di spalle, come fanno solitamente i genitori con i passeggini, perché l’eventuale caduta risulterebbe meno pericolosa. Gelo, le si ferma il sangue nelle vene. L’amica interviene e poi prende carta e penna per segnalare all’ATM la mancanza di montascale e il caso drammatico di cui è testimone. L’Azienda dei Trasporti di Milano risponde il giorno dopo: “Non si preoccupi, caro cittadino, nel 2010 installeremo nuove rampe“. Sì, risponde con una lettera preimpostata di due anni fa!

Questa è la corrispondenza in questione:

Buongiorno, sono un’abbonata annuale e questa mattina mi è capitato di vedere uno spettacolo a dir poco vergognoso: un ragazzo disabile su una sedia a rotelle, costretto a scendere dalle scale (normali) della metropolitana letteralmente saltando di gradino in gradino con le ruote della carrozzina, tra l’altro procedendo “in retromarcia”, per poter accedere alla banchina e prendere il treno in direzione Bisceglie. Alla faccia delle barriere architettoniche. Siamo nel 2012, pensate di fare qualcosa? Tra l’altro, tra tre anni ci sarà  l’Expo, cosa credete che succederà ? Grazie per l’attenzione – Scilla P.

La risposta dell’ATM

Gentile Signora,
Le scriviamo in seguito alla Sua segnalazione, relativa all’accessibilità  delle stazioni metropolitane.
Al riguardo, ci preme farLe sapere che ATM ha intrapreso già  dal 2008 un piano per il miglioramento dell’accessibilità , per la cui realizzazione ha costituito un gruppo di lavoro, nominando un direttore responsabile dell’applicazione degli interventi in programma, molti dei quali sono in corso di attuazione.

Inoltre, è già  stato effettuato un importante piano di investimenti, la quasi totalità  in autofinanziamento, dedicati sia all’adeguamento e alla manutenzione dei mezzi e delle infrastrutture, sia all’adozione di dispositivi specifici. In fase preliminare all’avvio del piano, ATM ha realizzato una mappatura completa dei mezzi e delle infrastrutture secondo l’indicatore Full Handicap Compliance (FHC), da cui è emerso un livello di accessibilità , per quanto riguarda le disabilità  motorie, pari al 59% per la metropolitana e a circa il 75% per la rete di superficie, valore per cui Milano si colloca, a confronto con le più grandi metropoli del mondo, in posizione intermedia, ma in posizione superiore rispetto a città  europee come Londra e Berlino.

In metropolitana l’accessibilità  per le persone con disabilità  motoria è garantita da 81 impianti montascale e da 76 ascensori; oltre a ciò, nelle stazioni della metropolitana sono installate complessivamente 305 scale mobili. Sono anche aumentati i controlli e l’attività  di manutenzione per mantenere efficienti gli impianti ed allo stesso tempo si lavora per incrementare il numero di ascensori: nel 2010 saranno installati gli impianti a Loreto M1/M2 e Cernusco M2. L’obiettivo del piano è di migliorare il livello di fruibilità  del trasporto per le persone con disabilità  da una parte e, dall’altra, di assicurare un più comodo e facile uso dei mezzi alle persone anziane, alle famiglie che viaggiano con i bambini o a chi si sposta con bagagli.

RinnovandoLe la nostra disponibilità  per ulteriori esigenze, Le inviamo cordiali saluti.
ATM SPA – Relazione con i Clienti

Coworking. Un fenomeno che seguo da tempo, nella pratica e nella teoria. Una questione aperta, che tempo fa, insieme ad Adriana Nannicini, Sergio Bologna, Nicola Brembilla abbiamo cercato di  portare sul tavolo del Comune di Milano per sensibilizzare la municipalità . Ne parlammo già  in campagna elettorale, prima delle elezioni vinte da Pisapia. Tredici mesi dopo il Comune ha deciso, anche su suggerimento di ACTA, di portare avanti l’argomento, convocando i protagonisti delle iniziative in città  e qualche ospite straniero.

Milano Cowo Evento

Di seguito il mio intervento per esteso (in sala ne ho accennato soltanto in parte), scritto un po’ di corsa, in sostituzione di Sergio Bologna che oggi non è potuto venire a introdurre la giornata. Qualche riflessione generale, contaminata dall’esperienza di Berlino, e in coda alcune riflessioni molto personali su alcuni elementi tecnici legati a IMU e IRAP.

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We are the workforce of the future

The freelance surge is the industrial revolution of our time, l’emergere del mondo dei freelance è la rivoluzione industriale dei nostri tempi, ha scritto su The Atlantic Sara Horowitz, presidente dell’associazione di freelance più grande al mondo. Noi come ACTA, che abbiamo stretto un gemellaggio con la Freeelancers Union, proprio qui a Milano, lo ricordiamo spesso, nelle occasioni in cui ci invitano a parlare, e scritto in un Manifesto del Lavoro autonomo, che andiamo in giro per l’Italia a rappresentare anche attraverso un’opera teatrale. We are the workforce of the future €” dice la Horowitz – e non è un caso che i fenomeni paralleli più interessanti che si stanno verificando nel mondo del lavoro professionale autonomo siano da una parte la nascita di nuove forme di rappresentanza dei freelance – in Europa sono raccolte insieme ad ACTA nell’EFIP, associazione di associazioni, che dialoga con l’Unione Europea – e dall’altra l’emergere del mondo dei coworking.

Anni fa, Sergio Bologna scriveva che il postfordismo stava generando una “domesticazione” del lavoro. Portava i knowledge worker nelle loro case, ben attrezzate con PC e modem. Oggi assistiamo al fenomeno inverso, cioè alla necessità  di riguadagnare spazio sociale per il lavoro autonomo. La nostalgia del posto fisso – come sostiene qualcuno – non c’entra. Chi va in un coworking non lo trova e neppure lo cerca. It’s not about place, it’s about people, diceva a novembre, a Berlino, Alex Hillman del celebre IndyHall di Filadelfia. Spesso si è costretti a cambiare posto, scrivania, città . Le persone, gli individui sono il cuore del fenomeno. I coworking sono spazi di transito e sosta, senza differenza. Sono luoghi dove lavorare, incontrare persone o clienti, perfino perdere tempo. Consentono di recuperare quell’umanità  del lavoro che è fatta di contiguità , tempo condiviso, ozio creativo in collaborazione con altri, opportunità  di relazione viva, prossimità . Curiosamente anche produttività , come ha certificato l’ultima ricerca di Deskmag.Continua a leggere