Articoli marcati con tag ‘Sergio-Bologna’

PostHeaderIcon Appuntamento oltre il ponte

Lo ha intuito in un recente passato anche Richard Florida, come abbiamo raccontato in questo post, che alla trasformazione dal fordismo al postfordismo, alla liberazione della classe creativa (in Italia c’è chi preferisce togliere la parola “classe” e indicare soltanto la “creatività” legata a beni immateriali), corrisponde anche una profonda modificazione del territorio.

Luoghi di lavoro, interi quartieri. Per una città come Milano, che ha ospitato grandi industrie nelle periferie, questa metamorfosi, lenta e costante, ha rimodellato gran parte del panorama socio-architettonico cercando di recuparare le forme urbane del fordismo come muscolatura per un’anima nuova, liberata dalle catene, in grado di generare principalmente valore immateriale.

Sergio Bologna ha lavorato per due anni, insieme a un team di esperti documentaristi e Sabina Bologna come regista, alla realizzazione di uno stupendo lungometraggio sulla trasformazione storica della zona di via Tortona a Milano. Per chi non conoscesse l’area è oggi uno dei punti di riferimento del Capoluogo lombardo per design, moda, arte, informatica e comunicazione. Dalla zona centrale, a piedi, si raggiunge attraverso un ponte in ferro, che oltrepassa la ferrovia di Porta Genova. Oltre questo ponte le vecchie imprese siderurgiche, meccaniche e metalmeccaniche sono oggi luoghi che ospitano rappresentazioni teatrali, le prove del corpo di ballo della Scala, aree espositive di arte contemporanea, società di consulenza e altro.

Ponte di Porta Genova - Milano (Click per ingrandire)Ponte di Porta Genova – Foto di E-S (via Flickr).

Tutto è cambiato negli ultimi anni. Quasi impercettibilmente si respira però ancora nel quartiere il passo deciso dell’operaio-massa, come lo chiamava Bologna, i suoi fischietti duranti gli scioperi (nel video c’è una bellissima intervista al sindacalista che portò in Italia questa usanza, copiandola da uno sciopero di clerks inglesi negli anni ‘70); si sente la voce di chi abita nelle case popolari, e che racconta di quando esistevano le docce pubbliche per i lavoratori della fabbrica. Tutto questo è scritto nell’architettura delle strade di Milano.

Il video, che ho già avuto il piacere di vedere, è un ritratto leggero di un cambio di generazione e, soprattutto, di passo nel mondo del lavoro, un cambiamento che nasce proprio là dove si modificano le relazioni, le organizzazioni, la “materia” da plasmare per creare valore. Insieme alla geografia urbana si raccontano tante storie (di lavoro) nella storia (urbana). Dal sindacalismo degli anni 70-80 si arriva al rampantismo degli immobiliaristi e degli account manager odierni, che parlano soltanto per sigle in inglese. Dall’industria alla new economy, dai fischietti si passa alle luci della ribalta, dalla produzione in linea agli uffici della Deloitte, dalle rivendicazioni per fare 40 ore ai liberi professionisti della senza orari né contratti.

Oggi Ore 18:00 alla Libreria delle donne – Circolo della rosa, in Via Pietro Calvi n.29 a Milano [Tel.0270006265], si può vedere liberamente il video “Oltre il ponte – Storie di lavoro“. Durata: 39’. Insieme alla regista (Sabina Bologna) sarà presente Bianca Bottero del Politecnico di Milano.

Ve lo consiglio, se avete tempo.

Capannone Via Tortona vs Magna Pars

PostHeaderIcon Raccontarsi come lavoratori

Va bene Internet e il digitale, ma prendere in mano l’ultimo libro stampato su carta fa tutto un altro effetto, anche se per me è il settimo…

Condizioni e identità nel lavoro professionale (Derive e Approdi, 2008, 4 euro) è un’opera collettiva di sei autori che traggono spunto dall’ultimo libro di Sergio Bologna Ceti medi senza futuro? per parlare di lavoro intellettuale e autonomo. Libro breve, ma intenso.

Se volete leggere il mio saggio è disponibile anche qui (o all’interno del libro disponibile gratuitamente e interamente anche in formato .PDF).

Libro Dario Banfi - Derive e Approdi

Se vi interessa, a partire da questo testo, Lia Cigarini e Liliana Rampello discutono del tema “Siamo capaci di raccontarci? Troppe cose le donne vivono, sanno e fanno nel lavoro e nella società e poi non le raccontano in grande” alla Libreria delle donne (Via Pietro Calvi,29 Milano – 02.70006265 – http://www.libreriadelledonne.it/) sabato 19 aprile 2008 alle ore 18:00.

PostHeaderIcon Condizioni e identità del lavoro professionale

È il titolo della raccolta di testi che sta operando online la casa editrice Derive e Approdi, e diffondendo liberamente, relativi alla lettura e commento di “Ceti medi senza futuro?“. L’idea, molto bella a mio avviso, è di raccogliere gli interventi di alcuni dei relatori che sono stati invitati a presentare il libro di Sergio Bologna nelle diverse città.

Sono contributi interessanti, che l’autore del saggio introduce con questo testo inedito(formato .PDF), dove si può leggere:

La presentazione di un libro può essere a volte un’occasione per creare un evento con esiti imprevisti, per mettere in moto dinamiche latenti. [...] I momenti più ricchi e interessanti, le volte in cui dici “beh, è valsa la pena pubblicarlo”, sono stati quando il pubblico si è impadronito della discussione. E’ accaduto all’Università di Roma e all’Università di Bologna, di fronte ad aule piene di studenti, è accaduto all’Università di Padova, dove prima della presentazione si è proiettato un video su una lotta in corso di soci-lavoratori di una cooperativa della logistica…

Dei microsaggi che riporducono in forma scritta il dialogo sviluppato con Sergio Bologna si possono leggere (per ora) quelli di Lia Cigarini e Christian Marazzi. Il primo è centrato sul valore dell’approccio femminile al lavoro autonomo di seconda generazione. Continua a leggere »

PostHeaderIcon Karl Marx as a blogger?

Ceti medi senza futuro? di Sergio BolognaMentre stavo scrivendo ieri sera il testo di base per l’intervento di oggi alla presentazione del libro di Sergio Bologna (foto a fianco), mi è capitato, per caso, di incrociare questa battuta di Andrew Leonard (su Salon.com):

Se un blogger inizia a scrivere di Karl Marx, il resto della blogosfera penserà che è un pazzo e lo ignorerà. Se due blogger lo fanno, si penserà che fanno parte di una cellula rivoluzionaria, e forse verranno spediti a Guantanamo. Ma se tre blogger iniziano a parlottare del “Capitale”, beh, manca veramente pochissimo per considerare questo un movimento completamente sviluppato!

Lavoratori autonomi di tutto il Web, dunque, unitevi. Oggi, diremmo aggregatevi. Ho voluto stemperare un po’ la materia e divagare sul tema del lavoro intellettuale autonomo

Per i Materiali di Humanitech (e per chi non può venire alla presentazione..) lascio un contributo personale [scritto un po' di corsa, perdonate], corrispondente più o meno, con lo speech che tra poco appronterò..

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A supporto della presentazione del libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?
KARL MARX FAREBBE IL BLOGGER? – (File .PDF)

IconaI materiali di Humanitech
Testo a cura di Dario Banfi, rilasciato con licenza “Creative Commons”

Pamphlet sul lavoro autonomo di seconda generazione, i knowledge worker e le difficoltà di una categoria ben più numerosa dei sostenitori di Mastella.

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Update: se vi interessa qui trovate l’intervento di Sergio Bevilacqua (file PDF) fatto durante la presentazione del libro di S. Bologna.

PostHeaderIcon Appunti in viva voce sul lavoro autonomo

Noi domani (giovedì 13) si discute di lavoro autonomo, knowledge worker, ceti medi, tutele, iniziative, futuro. L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?“. Ore 18:30 – Libreria Claudiana (Via Francesco Sforza 12a, Milano). Partecipa numeroso.

Ceti medi senza futuro?

PostHeaderIcon Eventi / Ceti medi senza futuro?

Ceti medi senza futuro? di Sergio Bologna

Io vi avviso con un po’ di anticipo, così vi organizzate.

Giovedì 13 dicembre
presso la LIBRERIA CLAUDIANA
Via Francesco Sforza, 12 – Milano
Tel. 02 760 21 51 8

Sergio Bevilacqua, consulente
Adriana Nannicini, ricercatrice
Mauro Scarpellini, giornalista
e il sottoscritto (Dario Banfi)

Presentano il libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro? Scritti, Appunti sul lavoro e altro” (Ed. Derive§Approdi). Coordina Arianna Censi, delegata alle Politiche di Genere della Provincia di Milano.

P.S. Se vuoi fare pubblicità a questo evento scarica l’invito in formato .JPG o .PDF e mandalo pure via posta elettronica. Thank you.

PostHeaderIcon Incontri di lavoro del terzo tipo

Mi sono perso la presentazione romana del libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?“, ma per fortuna ho trovato questa bella sintesi sul blog SA-LA (Sapere Lavoro).

Come emerso in quella giornata, anch’io continuo a sostenere che la strada giusta per affrontare il tema della precarietà non sia tanto quello contrapporre chi ha un lavoro a tempo indeterminato a chi non ce l’ha (approccio politico-sindacale), ma puntare sulla tutela del lavoro dipendente e, con altrettanta convinzione, su quello autonomo [importante alternativa al primo]. I nuovi lavori, soprattutto quelli legati alla conoscenza, presuppongono intrisecamente la flessibilità e l’autonomia, una condizione che ha bisogno di uno Statuto nuovo e nuove forme di protezione sociale (welfare), completamante diverse da quelle che abbiamo conosciuto finora per il lavoro dipendente.

Bella la riflessione giuridica di partenza, riportata da Francesco Antonelli, che copio:

a) il lavoratore atipico non rientra nel TIPO di lavoro subordinato, previsto dal nostro Codice Civile; con il risultato di essere privato ex lege di ogni tipo di garanzia (come per esempio quelle previste nello Statuto del Lavoro);

b) i lavoratori atipici, nel contesto di uno stato assistenziale corporativo-conservatore incentrato proprio sul lavoro “tipico”, sono esclusi anche dalla cittadinanza sociale [tradotto: tutele del Welfare State];

c) l’onere della formazione del lavoratore, che in una società della conoscenza deve essere continua, ricade, nel caso dell’atipico, integralmente sulle sue spalle, senza che né lo Stato né le organizzazioni operanti sul mercato, se ne facciano carico (pur pretendendo un aggiornamento continuo).

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PostHeaderIcon Appuntamenti con l’inchiostro

Ceti medi senza futuro? di Sergio BolognaMi sono arrivate tra ieri e oggi alcune belle segnalazioni di libri in uscita che volentieri rendo pubbliche (e spero di poter recensire a breve). La prima è Ceti medi senza futuro? Scritti, appunti e altro (Derive e approdi, Euro 20,00) di Sergio Bologna, autore apprezzato e segnalato più volte su questo blog per i suoi contributi su lavoro autonomo, Web collar e capitalismo cognitivo.

Precari e Contenti di Angela PadroneLa seconda è Come salvarsi dal posto fisso. Elogio del precariato a uso degli assunti a tempo indeterminato (Il Filo, euro 10,00) di Massimo Sideri, giornalista del Corriere della Sera. Se siete interessati a incontrare l’autore, giovedì 20  presenterà il testo alla Libreria del Corso, in C.so Buenos Aires 49 a Milano (ore 18:00).

Colgo l’occasione poi per segnalare Precari e Contenti di Angela Padrone, appena pubblicato per i tipi di Marsilio (Euro 14,00).

PostHeaderIcon Web class e no-collar

Devo a Lorenzo la bella segnalazione del testo di Sergio Bologna pubblicato su Luhmi dal titolo “Uscire dal vicolo cieco” (.PDF 120 Kbyte – Download anche qui). Una lucida riflessione sul tema della classe media e in particolare dei lavoratori della conoscenza che svolgono attività di lavoro autonomo. Quelli che io chiamo “liberi professionisti digitali“. Bologna ricostruisce la genesi di questa classe di lavoratori, la “Web class”, nata negli anni novanta, con i movimenti open source, con la new economy e l’esplosione di Internet:

Qui si è formata quella nuova classe che i guru del management come Drucker chiamano knowledge workers, sociologi come Floridacreative class” o economisti e politici come Robert Reich “analisti di simboli”. Hanno sognato un nuovo mondo, un nuovo modo di lavorare, di fare impresa, un diverso modo di definirsi, né blue collar né white collar, tant’è che uno come Andrew Ross, cronista egregio della loro storia, li ha chiamati no-collar. È dalle vicende di questa web class – passatemi il neologismo – che bisogna ripartire per capire a fondo la natura del postfordismo e la sua capacità di rendere strutturale la condizione di lavoro precaria.

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